Nespoli, tempi maturi per la Luna e Marte

I tempi sono maturi per guardare più lontano nell’esplorazione spaziale: la Luna potrà essere il prossimo obiettivo, prima con una stazione spaziale nella sua orbita e poi con una base, trampolino per una missione su Marte: l’astronauta Paolo Nespoli non ha dubbi che il futuro dello spazio passi per queste tappe. Lo ha detto a pochi giorni dal rientro a Terra dopo la missione Vita, dell’Agenzia Spaziale Italiana (Asi), nella quale per quasi cinque mesi ha lavorato sulla Stazione Spaziale. “Andare sulla Luna e su Marte sarà complesso, ma assolutamente necessario: è un’evoluzione da cui non possiamo tirarci indietro”, ha detto nel collegamento da Houston organizzato da Asi e Agenzia Spaziale Europea (Esa). “Al momento sappiamo che la Stazione Spaziale potrà continuare a funzionare fino al 2024”, ha osservato l’astronauta dell’Esa, ma spero che presto ricominceremo a viaggiare fuori dall’orbita bassa terrestre”.

È un futuro che non è più fantascienza, al quale cominciano a pensare agenzie spaziali e aziende private. Secondo l’astronauta “oramai i tempi sono maturi per fare questi passi” e la cosa importante è “muoversi tutti insieme”, come ha dimostra l’esperienza della Stazione Spaziale, nata dalla collaborazione fra Stati Uniti, Russia, Europa, Canada e Giappone. Fiero di avere portato in orbita la bandiera italiana, Nespoli pensa anche al suo futuro: con i suoi 60 anni, che non sente affatto di avere, e con tre missioni all’attivo, sa che per lui sarà “difficile continuare ad essere un astronauta attivo: non vedo missioni future”, ma “forse... chissà!”.

Non si sente certamente un eroe, come ha sempre detto, ma un “lavoratore dello spazio”: “mi sento a mio agio in questo ruolo” e “mi piacerebbe fare ancora un po’ l’idraulico spaziale e continuare a dare il mio contributo”. In che modo non lo sa ancora: “sono in un momento di cambiamento, vedremo. Per il momento posso dire che mi diverto. Mi sto guardando attorno per capire quali sono le possibilità”. È ancora impegnato negli esperimenti nei quali ha fatto sia da ricercatore che da cavia in quello che ormai è uno straordinario laboratorio nello spazio, dove la ricerca è la principale attività di bordo. Poi una vacanza e a febbraio in Italia.

A lungo termine, invece, guarda con interesse al turismo spaziale: “chissà, fra 20 anni potrei tornare in orbita come turista”, e alla domanda su quale delle sue tre missioni consideri la più bella non resiste alla tentazione di rispondere: “La quarta, chissà!”.