La missione solare della Nasa

La Nasa ha intrapreso molte missioni di successo, dall’invio di astronauti sulla Luna al lancio di un’astronave nello spazio interstellare. Sino a oggi però, non ha mai sperimentato una missione sul Sole. Lo farà il 31 luglio prossimo dal Kennedy space center in Florida, con la sonda “Parker Solar Probe”, una sorta di Icaro-robot.

Nata come Solar probe plus e ribattezzata nel 2016 in onore dell’astrofisico Eugene Parker, che nel 1958 predisse l’esistenza del vento solare, costituisce la prima missione alla quale la Nasa ha dato il nome di uno scienziato vivente.

Le dimensioni della sonda sono quelle di una piccola automobile e l’impresa prevede una fitta serie di orbite attorno al Sole, alcune delle quali a poco di più di sei milioni di chilometri dalla sua superficie. Lo scopo è quello di studiare la nostra stella e capire come si forma il vento solare, ossia il flusso di particelle cariche che creano una bolla nello spazio interstellare, la eliosfera, all’interno della quale ci sono i pianeti, Terra compresa. Nonostante sia noto da tempo, è un fenomeno che lascia ancora molti interrogativi aperti.

Come spiega infatti Marco Velli, scienziato al Jet propulsion laboratory della Nasa: “Ogni tanto questo flusso penetra nell’atmosfera e genera i fenomeni come aurore e tempeste solari con velocità che vanno dai 300 agli 800 chilometri al secondo: ma non sappiamo il perché”.

Il vento solare ha origine dalla corona, la parte più esterna dell’atmosfera solare e la cosa curiosa è che allontanandosi dal centro del Sole la temperatura aumenta, invece di diminuire. Grazie alla sonda gli scienziati sperano poter capire le cause di questa curiosa inversione termica.

La missione durerà sette anni e la sonda viaggerà a settecentomila km/h, velocità che consentirebbe di coprire la distanza tra Washington e Tokyo in meno di un minuto per intenderci. Affrontare un lungo viaggio come quello verso il Sole è più difficile di quanto si possa immaginare. Per questo motivo, la sonda userà la gravità di Venere per darsi la spinta necessaria per arrivare il più vicino possibile alla stella madre del sistema solare. Questa tecnica chiamata di “aiuto gravitazionale” ha lo stesso effetto di una fionda. Inoltre, visto le altissime temperature che potrebbe incontrare avvicinandosi alla corona solare, il veicolo spaziale e gli strumenti a bordo saranno protetti da uno scudo termico a base di carbonio dello spessore di dodici centimetri.

Per rendere ancora più unico questo viaggio, l’agenzia spaziale ha pensato di coinvolgere l’intera popolazione mondiale, offrendo la possibilità, tramite un form on-line, di poter registrare il proprio nome su un microchip custodito all’interno del Parker Solar Probe. Se volete partecipare, avete tempo fino al 27 aprile. Buona missione!

Nota: è possibile seguire il countdown del lancio cliccando su questo link: http://parkersolarprobe.jhuapl.edu.