Vera: l’intelligenza artificiale russa utilizzata da Ikea

Correva lanno 1927 e nell'immaginario del regista Fritz Lang il mondo futuro sarebbe stato dominato dai robot. Uno in particolare avrebbe dovuto segnare la fine della massa proletaria, l’androide dal corpo femmineo di nome Hel. Per fortuna, il finale è stato diverso. Passano gli anni, e nella cinematografia mondiale, gli androidi vengono percepiti meno come dominatori e più come aiutanti. Chi non ricorda la cameriera robot Caterina che dava una mano in casa ad Alberto Sordi nel film Io e Caterina del 1980?

Nel nuovo millennio, complici le nuove tecnologie, l’intelligenza artificiale si è sviluppata ulteriormente dando vita a dei robot in grado di sostituire l’uomo in molti ambiti professionali, non solo per compiti di fatica ma anche per lavori intellettuali. È il caso di Vera, l’intelligenza artificiale creata dalla startup russa Stafory nel 2016 e che è stata “assunta” da Ikea negli Stati Uniti per effettuare i colloqui di lavoro conoscitivi. Si tratta del primo robot-recruiter russo in circolazione ed è in grado di intervistare 1500 persone al giorno secondo uno dei suoi creatori, Alexey Kostarev. Pensate che per fare lo stesso lavoro servirebbero almeno duecento esseri umani. Questo è uno dei primi esempi di uso dell’intelligenza artificiale per la selezione del personale su larga scala.

Vera ha iniziato a lavorare in Russia nel dicembre 2016 e da allora la Stafory ha aggiunto al suo portfolio clienti in Medio Oriente e progetti pilota in Europa. Ad oggi duecento aziende utilizzano il robot, il che significa che il software sta conducendo circa 50mila interviste al giorno.

Il funzionamento è semplice: Vera ricava i nominativi dai siti dedicati alla ricerca del personale, chiama per telefono i candidati con il curriculum vitae più adatto al lavoro di cui c'è bisogno, conduce i colloqui on-line che durano fino a otto minuti e seleziona i profili migliori per poi indirizzarli ai selezionatori umani, cui spetta la scelta finale. Attualmente parla russo e inglese, e può avere un timbro di voce sia maschile che femminile. Questo le permette di essere apprezzata dai candidati perché non viene associata a una voce elettronica simile a quelle di certi centralini con risposta automatica, ma più ai software di assistenza vocale come Siri di Apple o Alexa di Amazon.

Di fronte a questi esperimenti futuristici, gli apocalittici vedono l’assoggettamento dell’essere umano di fronte allintelligenza artificiale. I più moderati invece notano una semplificazione dei flussi lavorativi che permetterà sempre più alluomo di godersi maggiormente la vita. 

Giudicare se sia un bene o un male è difficile. Indubbiamente, nel caso di Vera, i posti di lavoro umani verrebbero poco per volta ridotti; inoltre mancherebbe quell’approccio emotivo che permette di creare una reale empatia con gli intervistati. Ma come spiega Kostarev: “Gli esseri umani rimangono i migliori valutatori, Vera può aiutare molto il loro lavoro abbattendo i tempi di selezione soprattutto nella fase iniziale, quando devono essere ad esempio esclusi tutti quei candidati che si sono iscritti per una determinata posizione, ma non sono più in cerca di lavoro”.

Vedremo cosa accadrà in futuro, con la speranza di non finire come gli operai di Fritz Lang, inghiottiti dalla cattiva androide Hel.