Se il barista è un robot

Vi fareste servire una birra o un cocktail da un robot? A Las Vegas è già possibile e questa rivoluzione ha creato non pochi problemi, mettendo in allarme 50mila tra baristi, cuochi e camerieri che hanno deciso di scioperare per rivendicare i loro diritti di fronte all’automazione e all’avvento della tecnologia, Era da trentaquattro anni che nella città dei mille divertimenti il personale non incrociava le braccia, in rivolta. Il primo sciopero, dovuto ad una richiesta di maggior salario, è datato 1984 ed era durato un’enormità per l’epoca, ben 67 giorni.

Lo sciopero indetto a giugno scorso rischiava di essere più lungo, mettendo in difficoltà i conti di ben 34 casinò, ma i sindacati alla fine sono riusciti a trovare un accordo con i lavoratori. Anche se quest’ultimi rimangono ancora preoccupati per il loro futuro lavorativo, causa l’avvento della robotizzazione lavorativa. Uno degli oggetti della discordia infatti si chiama “Tipsy robot” e ironia della sorte è stato creato da una azienda robotica torinese, Makr Shakr. Si tratta del primo bartender automatizzato di Las Vegas. È dotato di due braccia meccaniche ed è in grado di preparare 120 drink all’ora, 1440 in un giorno. In sostanza per un cocktail il tempo di preparazione si aggira intorno ai sessanta secondi. Una efficienza e rapidità ineguagliabile per un essere umano.

Tipsy, di proprietà dell’imprenditore italiano Rino Armeni, Ceo di Robotic Innovation, è già operativo da giugno del 2017 presso l’omonimo bar, situato vicino il Miracle Mile Shops di Planet Hollywood. Nel locale di Armeni, i baristi robotizzati sono due e sono in grado di di mescolare più di 60 tipi di ingredienti diversi per offrire una varietà quasi infinita di cocktail ai tantissimi visitatori. Il meccanismo è semplice: i clienti effettuano l’ordine su una delle decine di tablet station nella barra o sul proprio smartphone tramite l’app Tipsy Robot. Pagano in contanti, o con carta di credito, e inseriscono il loro indirizzo email in modo da ricevere un codice QR (codice a barre) che viene poi scansionato dal cliente sopra una delle varie finestre disponibili, registrando l’ordine. In questo modo, è possibile vedere in tempo reale dove si trova la bevanda in coda e si viene avvisati quando il drink è pronto. E qui entra in gioco il fattore umano, perché i cocktail non vengono portati ai tavoli dai robot, ma bensì da un personale umano.

I vantaggi di Tipsy sono tanti spiega Rino Armeni: rispetto ai camerieri umani non rovesciano e non sprecano alcun ingrediente e sono più efficienti. Ma va ricordato che la loro funzione primaria non è sostituire gli esseri umani, ma bensì diventare un’attrazione per incassare di più. Parliamo di una città, quella di Las Vegas, dove i “divertissement” rischiano di diventare obsoleti già in giornata e dove la novità e le curiosità devono essere all’ordine del giorno per poter attirare più clienti (paganti) possibili essendo la concorrenza feroce e spietata. Per questo motivo, gli allarmismi vengono messi a tacere perché questi automi, almeno per ora, non potranno mai sostituire gli esseri umani che lavorano a stretto contatto con il pubblico, creando quella comunicazione verbale e emotiva che i robot non riescono ancora ad esercitare. Per fortuna.