Fairphone, lo smartphone politically correct

Già dal nome, Fairphone, letteralmente “telefono giusto, corretto”, s’intuisce che questo prodotto è diverso. Non funzionalmente, perché non è dissimile da molti cellulari venduti dalla grande distribuzione, ma per il messaggio che vuole veicolare: creare con la produzione di ciascuno smartphone un impatto positivo sia sociale che ambientale senza scendere ad alcun compromesso. Ma partiamo dall’inizio.

Tutto nasce nel gennaio 2013 quando Bas Van Abel, un giovane imprenditore olandese, decide di fondare una startup per la produzione di uno smartphone rivoluzionario; il suo modello è al passo con i tempi in quanto a scheda tecnica, funzionalità e prestazioni, ma contemporaneamente ha una caratteristica che lo rende unico: viene prodotto utilizzando materiali e componenti interni non provenienti da zone di conflitto e garantendo condizioni di lavoro sostenibili e una giusta retribuzione agli impiegati che stanno alla base della filiera.

“Uno smartphone che abbia il minimo impatto sulle persone e sul pianeta”. L’obiettivo può sembrare pionieristico e quasi anacronistico: applicare a un prodotto tecnologicamente complesso come un telefono cellulare una logica di sostenibilità non solo ambientale ma soprattutto sociale, rispettando sia i territori da cui si attinge per le materie prime, sia il lavoro di chi spesso invece viene sfruttato e sottopagato.

Eppure, con il sostegno di numerose aziende, il primo modello di Fairphone esce a dicembre dello stesso anno e il secondo due anni dopo ed entrambi i prodotti hanno ricevuto ottimi feedback sia dagli esperti di settore che dai consumatori. Non solo, l’azienda continua a crescere e a macinare successi: il 16 agosto si è conclusa con enorme successo una campagna di crowdfunding in Rete con la sottoscrizione di 1872 nuovi azionisti e una raccolta di 2,5 milioni di dollari da parte di finanziatori privati, che si vanno ad aggiungere ad altri 6 milioni raccolti negli ultimi mesi presso investitori professionali pronti a credere in quest’idea e a sostenerla.

Il secondo prodotto, il più recente, risale all’anno scorso ed è il Fairphone 2: un telefono complessivamente performante, di gamma medio/alta e con design di lunga durata che costa 529 euro ed è acquistabile sul sito dell’azienda. Il profitto per il produttore è di soli 9 euro per pezzo venduto e ciascun acquirente, con la massima trasparenza, può sapere come e dove è stato prodotto ciascun componente la cui provenienza viene garantita come conflict-free, cioè non acquistato finanziando alcuna guerra locale.

In particolare, la produzione del Fairphone si è concentrata in una zona mineraria della Repubblica Democratica del Congo dove sono stati identificati dei materiali che offrono ottime opportunità per un miglioramento della catena di fornitura e dove c’è stato un incremento salariale per i lavoratori che non solo ha ottimizzato le condizioni generali di lavoro ma ha anche migliorato la condizione delle donne e delle loro famiglie. Fino a giugno scorso erano stati venduti circa 100mila esemplari, ma questa trionfale recente raccolta fondi darà un’accelerata per la produzione del nuovo Fairphone 3, già in cantiere e che l’azienda promette sarà ancor più “politically correct”.