Un milione di posti di lavoro in più! Non è una promessa ottimistica e generica, ma una possibilità concreta offerta dalle nuove tecnologie dell’Itc (Information and communications technology) e, in particolare, dalla Data Science, ovvero la Scienza dei dati. Il come realizzarli è contenuto nel libro “Data Science: al servizio dell’impresa e della società. Un primato italiano” (Armando editore) di Carlo Bazzani, che sarà presentato alla FieraPiù libri, più liberi” in programma a Roma presso la “Nuvola” di Fuksas (dal 4 all’8 dicembre). 

Ma in concreto cos’è la Data Science? La materia è ancora pressoché sconosciuta ai più, anche se già oggi incide sulla vita quotidiana di ogni singolo cittadino che, in ogni sua azione – internet connessa o no – contribuisce quasi inconsapevolmente, ad arricchire le banche dati. Un processo inarrestabile perché mosso dalla sete di sapere connessa al sogno innato nell’uomo di conoscere il futuro. Infatti, la Data Science permette di studiare dati ed eventi, relazioni e correlazioni, andamenti, coincidenze fino a compiere la “magia” di riconoscere il passato e di prevedere il futuro di un qualsiasi soggetto pubblico o privato, sia esso un negozio, un’azienda, un ministero o altro ente. Una “potenzialità” che può essere applicata, salvo rare eccezioni, a ogni sfera dell’attività umana, ovviamente con diverse percentuali di successo a seconda del numero e della natura delle variabili. Un esempio di data science, non “scientifico” ma nondimeno eloquente e “spettacolare”, ci viene anche dalla televisione con fiction di successo come la fortunata serie televisiva americana dove il protagonista – Bull, uno psicologo forense – è a capo di un team di esperti che elabora strategie difensive vincenti per i propri clienti sulla base dell’analisi ed elaborazione di dati caratteriali e non relativi ai vari soggetti “in causa” (giudici, avvocati, giuria, testimoni, etc.).

Dunque, “Sua Maestà” il Dato: viviamo una nuova età dell’oro con tanto di “corsa” alla conquista di questo nuovo metallo prezioso – i dati – per raccoglierli, catalogarli, elaborarli e tradurli in soluzioni utili, auspicabilmente, allo sviluppo economico e sociale dell’umanità. L’imprenditoria italiana di settore è riuscita a raggiungere posizioni di primato nella gestione di questa risorsa di inestimabile valore date le infinite potenzialità di applicazione in ogni campo del vivere civile. Dobbiamo esserne fieri, ma anche consapevoli della necessità di rafforzare tali posizioni perché la “corsa” è mondiale e molto competitiva. Se si aprono nuove opportunità per i cittadini e, in particolare, per le imprese nella competizione globale, si aprono anche nuove problematiche di natura politica, economica ed etica connesse al possesso del “potere dei dati”, al loro utilizzo e all’incidenza sulla privacy. Una realtà complessa e delicata che investe la classe dirigente del Paese, in primo luogo, quella politica chiamata a favorire e guidare il progresso della società con equilibrio e trasparenza, con regole semplici e chiare, capaci di tutelare gli interessi nazionali.

E il libro rivolge un chiaro richiamo in tal senso offrendo un’ampia “ricognizione” sulla Scienza dei dati e sulla sua utilità sociale ed economica. Un’analisi corredata da esempi di successo nell’applicazione delle nuove tecnologie da parte di aziende private e dall’amministrazione pubblica centrale e regionale, e da un compendio delle “necessità” del settore: ammodernamento della Pubblica amministrazione; accelerazione del processo di digitalizzazione e di interscambio dei dati per migliorare oltre i servizi al cittadino, l’efficienza e la trasparenza, argini contro disservizi, sprechi e corruttele; semplificazione legislativa; revisione dei modelli e delle procedure d’appalto.

Un’attenzione particolare il libro la dedica ai giovani, perché conoscano le grandi opportunità di lavoro, crescita e sviluppo che la Scienza dei dati offre. Secondo l’Osservatorio del Politecnico di Milano, nel triennio 2019/2021 servirebbero intorno ai 210mila addetti, mentre il sistema formativo e accademico nazionale riesce a generare solo qualche centinaio di neolaureati all’anno (sic!).

Inoltre, secondo gli studi sulla “Nuova geografia del lavoro” del professor Enrico Moretti, della Berkeley University of California, per ogni nuovo occupato nei settori innovativi e ad alta specializzazione tecnologica, il tessuto socioeconomico locale esistente reagisce positivamente producendo 5 nuovi occupati “tradizionali”. Dunque, la Data Science potrebbe generare potenzialmente, più di un milione di posti di lavoro. La politica ne tenga conto. I giovani facciano la loro parte abbracciando questa nuova Scienza consapevoli dell’opportunità che offre, grande ed esaltante, anche perché a loro è affidata la missione di mantenere e rafforzare il primato italiano in un settore determinante in generale per lo sviluppo della società libera.