Cos’è il biohacking, terapia per ingannare la morte

Il mensile Toronto Life descrive il biohacking come “il wow wow della new age con l’efficienza dell’era di Internet”. Questa terapia, in poche parole, promette di hackerare la propria biologia ai fini dell’ottimizzazione. Un benessere arricchito dai gadget. La categoria include qualsiasi intervento sanitario, dall’ovvio allo stravagante. Alcuni esempi: lo yoga è un biohack, così i probiotici e gli integratori per il buonumore. Si trovano in questo elenco anche terapie più “spirituali”: i bagni nella foresta e lo sguardo profondo negli occhi di un’altra persona per un minuto intero. Sono biohacking anche interventi decisamente drastici e originali, come il trapianto fecale (Fmt), l’editing genetico e il caricamento della coscienza su un server esterno, nella speranza di inserirla in un cyborg in futuro (Elon Musk ci sta già lavorando).

Ciò che unisce tutte queste pratiche nella macro-categoria del biohacking è una mentalità che “vede il lavoro di madre natura come un punto di partenza”, anche perché “i nostri corpi e le nostre menti sono come gli iPhone di prima generazione: possono essere ottimizzati con aggiornamenti frequenti”, secondo il servizio del Toronto Life. Molte persone sono desiderose di provare queste pratiche non solo per vivere più a lungo, ma anche per superare il problema reale della “burocrazia della revisione medica convenzionale e del processo scientifico”. Alla Longevity House, un club privato per membri della fiorente comunità di biohacker di Toronto, si parla appunto di decentrare l’assistenza sanitaria, come già avviene per i sistemi finanziari nella comunità delle cryptrovalute.

“Il paziente è il dottore del futuro”, spiega con una massima (decisamente discutibile) Michael Nguyen, il capo dellimpresa. L’idea di fondo non è di certo originale: cercare di raggirare o comunque ritardare il più possibile la morte. Un desiderio umano che esiste più o meno dall’invenzione della ruota. La disciplina di biohack più chiacchierata del momento è la “trasfusione di sangue giovane” in un individuo più anziano per via endovenosa. La procedura è stata eseguita in cliniche private negli Stati Uniti per 10mila dollari fino al 2019, quando la Federal and Drug Administration è intervenuta su quella che ha definito “una pratica non dimostrata e non sicura perpetrata da soggetti senza scrupoli”.