Ora gli anarchici minacciano Monti

«Il Popolo ci ha dato mandato e sacrificheremo anche le nostre vite per la causa giusta», è la frase conclusiva della lettera inviata ai giornali dalla "Federazione anarchica informale", la cui attendibilità, molto dubbia, è al vaglio degli inquirenti. «Le mani della piovra, dello stato a derubare il popolo devono ritirarsi - prosegue il testo - bisogna ridare dignità ai cittadini, ormai ridotti alla fame per mantenere uno stato lussuoso rappresentato da non eletti e benestanti che disconoscono la realtà vera del bisogno del popolo». In altri momenti sarebbero apparse come frasi d'un buontempone ma, con la crisi che morde le fasce più deboli, il timore dell'insurrezione armata serpeggia tra questure e prefetture. Oggi e domani il ministro dell'Interno, Annamaria Cancellieri, è a Monaco di Baviera, per partecipare alla riunione dei ministri dell'Interno dei paesi del G6: una intera sessione dei lavori sarà dedicata al terrorismo di matrice europea, al rischio d'insorgenze anarchiche, alla nascita di bande armate fatte d'operai precari e disoccupati. Non è certo un mistero che la Digos abbia in queste ore gli occhi puntati sui meno abbienti, su quelle fasce sociali tentate o dalla lotta armata clandestina o dall'aggressione plateale ai palazzi del potere. 

Le due lettere con minacce della federazione anarchica calabrese sono giunte ai vertici di Equitalia Sud. Recano entrambe la firma della "Federazione anarchica informale", la stessa sigla che ha rivendicato l'attentato all'ad di Ansaldo Nucleare, Roberto Adinolfi. Le due missive sono state recapitate ai quotidiani Gazzetta del Sud e Calabria Ora: così il "Nucleo Olga" avvisa la società di riscossione che «sarà oggetto di attenzione nella persona del suo presidente, becero uomo di affari e servitore del potere economico». E poi sottolineano «diciamo a Monti che lui è uno dei 7 rimasti»: quindi uno dei sette obiettivi dell'attacco anarchico. 

Il riferimento "ai 7 rimasti", contenuto nella lettera del Nucleo Olga del Fai, è di fatto il proseguo della missiva di rivendicazione del ferimento di Roberto Adinolfi, in cui si annunciavano altri attentati. «Il popolo - aggiunge l'ultima lettera - non ha nessun interesse a rimanere in Europa, a salvare le banche, a saldare i conti di uno stato che ha sperperato per conto proprio».

Ecco che s'alza il livello di protezione verso i dirigenti delle strutture carcerarie, come per le aziende legate al nucleare e alla Tav, per le sedi istituzionali ed i membri del governo: sono gli obiettivi che il Viminale ritiene più a rischio terrorismo. Obiettivi già indicati nella circolare che il Dipartimento ha inviato a prefetti e questori, con la quale si chiede di «rafforzare ulteriormente» i controlli anche su Finmeccanica, Ansaldo, Equitalia e «ogni altra azienda ad esse riconducibili».

Nel documento riservato, inviato a prefetti e questori, il Dipartimento chiede di «disporre la massima intensificazione dell'attività info-investigativa» nei confronti di «gruppi e militanti anarchici». E inoltre, invita le strutture locali di polizia a dare «massimo impulso, con effetto immediato, ai servizi di prevenzione a carattere generale, rafforzando maggiormente i dispositivi di vigilanza e controllo del territorio» e assicurando «una particolare vigilanza a protezione anche degli altri obiettivi, quali quelli istituzionali e di governo».

C'è davvero aria di caccia all'anarchico. Nelle strade semicentrali di Roma si possono scorgere, e sempre più di frequente, pattuglie delle forze dell'ordine che fermano gruppi di giovani: li identificano e cercano di capire se si tratti di studenti o militanti dei centri sociali. Una vera e propria caccia all'uomo. «Non dobbiamo sottovalutare nessun segnale»: così il ministro della Giustizia, Paola Severino, ha risposto a chi le chiedeva di commentare l'allarme terrorismo, e dopo i proclami di alcuni attivisti della nuove Br (in Aula di giustizia a Milano) e la minaccia ai pm bolognesi. Quello che è successo a Milano per il ministro Severino è «di assoluta gravità». «incitare al terrorismo - ha affermato il guardasigilli a margine di una sua visita alla Borsa di New York - è un atto criminale gravissimo, e dobbiamo esprimere il massimo e il più fermo dissenso. E questo dissenso deve arrivare da parte di tutti gli italiani. Confido nel fatto che l'Italia saprà reagire».

Per quel che riguarda lo sgombero dell'aula di giustizia a Milano, deciso dal giudice dopo i proclami di alcuni attivisti delle nuove Br, la Severino ha affermato che «si tratta di un segnale importante di non condivisione, un importante segnale simbolico».

Ma c'è anche chi dissente dal Guardasigilli Severino: sono gli oltre trenta giovani antagonisti, soprattutto provenienti dal centro sociale Gramigna di Padova, che hanno manifestato davanti al tribunale di Milano prima dell'inizio del processo d'appello "bis" alle cosiddette nuove Br del "Partito comunista politico-militare", i cui presunti appartenenti furono arrestati nel 2007 nel corso dell'operazione "Tramonto": secondo l'accusa, stavano preparando una serie di attentati, fra cui anche un'azione contro il giuslavorista Pietro Ichino. I manifestanti hanno presidiato il palazzo di giustizia, esponendo lungo corso di Porta Vittoria una serie di teloni con su scritto "La rivoluzione e le lotte non si processano", "Solidarietà ai compagni arrestati e ai rivoluzionari prigionieri". Davanti al banchetto allestito dai manifestanti c'era anche una bandiera del "movimento No Tav".

Lo stato è accerchiato, ed in questo clima in pochi hanno la lucidità necessaria a comprendere quanto sia reale il pericolo d'una insurrezione armata. Infatti se, in un primo momento, per i giornali le lettere del Fai calabrese sono state considerate vere, invece per gli inquirenti le missive contenenti minacce al premier Monti e a Equitalia sarebbero un falso. Un'idea che si starebbe facendo strada tra gli investigatori. Soprattutto l'analisi d'intelligence starebbe nuovamente valutando l'attendibilità delle varie rivendicazioni. Nelle lettere ci sarebbero diversi elementi dubbi. Così i sedicenti esperti di terrorismo tornano sui loro passi, reputando che gli anarchici (forse) potrebbero aver dato la paternità alla gambizzazione di Adinolfi per farsi pubblicità. Ecco che torna in auge la prima pista, quella firmata Tokarev, ovvero Brigate Rosse. Mentre c'è anche chi suggerisce il movente affaristico, ma senza gran fondamento. A conti fatti l'intelligence brancola nel buio, e il Palazzo ha tanta paura della gente di strada.