16 giugno 2012ECONOMIA
Quando gli economisti dimostrano che i sistemi di mercato
falliscono, solitamente fanno una semplice raccomandazione, e cioè
che è "lo" stato che dovrebbe occuparsi dei problemi. Elinor Ostrom
ha dimostrato empiricamente che "lo" stato potrebbe non essere "la"
soluzione. Nel suo lavoro sostiene l'adeguatezza della diversità
istituzionale, che guarda agli individui per risolvere i problemi,
piuttosto affidarsi a soluzioni imposte dall'alto, uguali per
tutti. È opinione diffusa che i problemi relativi alle risorse
naturali e all'ambiente debbano essere risolti in modo
centralizzato e, se possibile, globale. Attraverso analisi
innovative in materia, sia nei laboratori che in teoria, l'opera di
Ostrom ha dimostrato che soluzioni creative a problemi come
l'esaurimento delle risorse comuni vanno al di fuori della sfera
d'azione dei governi nazionali. Di qui l'annuncio di oggi, il
conferimento del Premio Nobel per le Scienze Economiche 2009.
Ma nel lavoro di Elinor Ostrom c'è di più. In effetti, si
potrebbe dire che, insieme a Vincent Ostrom, ha lanciato una bella
sfida alle visioni sull'economia e sulle scienze politiche
universalmente accettate. Come lei stessa l'ha descritto, il suo
lavoro è un tentativo sistematico di trascendere la dicotomia di
base della moderna economia politica.
Da un lato c'è la tradizione definita dalla teoria dell'ordine
sociale di Adam Smith. Smith e i suoi eredi intellettuali si
concentravano sullo schema dell'ordine e delle conseguenze che
emergono dalle azioni indipendenti di individui che perseguono il
loro interesse all'interno di un dato sistema di regole.
Quella era la tradizione "dell'ordine spontaneo", dove lo
studio dei mercati - la competizione tra produttori e consumatori
di beni privati che portava ad un miglior collocamento delle
risorse - occupava una posizione preminente.
Dall'altro lato c'è la tradizione radicata nella teoria
dell'ordine sociale di Thomas Hobbes. Da quella prospettiva, gli
attori individuali che perseguono il proprio interesse e provano a
massimizzare il loro benessere, portano inevitabilmente al caos e
al conflitto. Da ciò deriva la necessità di un singolo centro di
potere che imponga l'ordine. Secondo la visione di Hobbes, l'ordine
sociale è la creazione dell'unico "Leviatano", che esercita da
monopolista il potere legislativo ed esecutivo. Pertanto, gli
individui autonomi e indipendenti non hanno nulla a che fare con
l'ordine sociale. La maggior parte delle teorie moderne dello stato
hanno le loro origini nella visione del Leviatano di Hobbes.
Nella visione di Ostrom, i teorici di entrambe le tradizioni
sono riusciti non solo a mantenere le teorie sul mercato e sullo
stato alienate l'una dall'altra, ma sono anche riusciti a mantenere
separate le visioni fondamentali sulle due cose. Il concetto di
Smith sul sistema di mercato era considerato applicabile per tutti
i beni privati, mentre l'idea di Hobbes di un singolo centro
decisionale e di potere era applicabile a tutti i beni collettivi.
E se i settori della moderna vita politica economica non potessero
essere compresi o organizzati facendo affidamento solo sui concetti
di mercato o di stato? Se avessimo bisogno di un "insieme di
formule più ricco" dei meri concetti di "mercato" e "stato"?
Probabilmente il modo migliore di vedere il lavoro di Ostrom sul la
governance e le risorse comuni è considerarlo una risposta a questa
sfida. È un contributo (su basi empiriche) ad un tentativo più
vasto e audace di costruire un'alternativa alla dicotomia
fondamentale della moderna economia politica, un tentativo di
trovare un'alternativa alle concezioni derivate da Smith e
Hobbes.
«La presenza di ordine nel mondo - scrive Ostrom - è largamente
dipendente dalle teorie utilizzate per comprendere il mondo. Non
siamo limitati, comunque, dalle sole concezioni dell'ordine
derivate dalle opere di Smith e Hobbes». Abbiamo bisogno di una
teoria dell'ordine che «offra un'alternativa che possa essere usata
per analizzare e decidere una serie di soluzioni istituzionali che
rispondano alla grande varietà di beni collettivi nel mondo». In
risposta a questo bisogno, Ostrom ha esplorato un nuovo settore
della complessa realtà istituzionale della vita sociale - le
complesse organizzazioni istituzionali che non sono né stati né
mercati. Sono gli enti profit o non-profit che producono beni
collettivi per "unità di consumo collettivo". Vi sono molti esempi
di queste "unità di consumo". Possono essere piccole o grandi, con
molte finalità o concentrate su un unico servizio ben funzionante:
municipalità suburbane, associazioni di quartiere, condomini,
chiese, associazioni di volontariato o enti non formali come
quello che risolvono i problemi relativi alle risorse comuni
studiati e documentati da Ostrom in tutto il mondo. Eppure, una
volta identificato il principio di funzionamento che ruota intorno
ad essi, le diverse forme possono essere comprese in quanto parte
di un meccanismo più vasto, e la logica del processo istituzionale
coinvolto può essere rivelata in modo relativamente facile. Possono
essere viste come collegate al "terzo settore" ma diverse da
"stato" e "mercato".
Per questo motive lo studio di Ostrom sulla governane non è solo
una fonte di ispirazione. È anche una sfida per i liberali. Studio
dopo studio ha dimostrato che i principi della libertà individuale,
della responsabilità, della creatività imprenditoriale e
dell'intraprendenza si applicano non solo alla produzione e
distribuzione di beni privati ma anche ai settore istituzionale al
di fuori dell'ordine di mercato. Questo terzo settore, che non è
"né stato né mercato", può in effetti essere importante tanto
quanto il mercato, come terreno di scontro per preservare un ordine
sociale libero e fiorente.
(*traduzione di Irene Selbmann da Reason.com)