Large intese? Agli italiani non piacciono

giovedì 12 luglio 2012


Larghe intese dopo il 2013? Più di due terzi degli italiani sarebbe contrario. Secondo l’ultimo osservatorio politico realizzato da Spincon.it, infatti, l’ipotesi  di un governissimo anche nella prossima legislatura incontrerebbe il favore di meno di un italiano su quattro. Alla domanda “siete favorevoli ad un governo di larghe intese tra Pdl, Pd e Terzo Polo anche nella prossima legislatura con l’obbiettivo di portare a termine le riforme?” il 24,9% del campione intervistato ha risposto sì mentre un consistente 69,2% si è detto contrario.

Analizzando l’orientamento degli elettori dei singoli schieramenti emerge un dato interessante: solo tra i centristi si registra una maggioranza relativa di favorevoli alle larghe intese (47.8%) mentre chi si dichiara di centrodestra o di centrosinistra boccia nettamente questa ipotesi. Tra i simpatizzanti di Pdl-Lega Nord e La Destra i favorevoli ad un bis dell’attuale maggioranza sono il 24,7% del totale e addirittura peggio va tra le file del centrosinistra dove solo il 22,5% dei potenziali elettori accetterebbe l’idea di una nuova Grosse Koalition.

Nell’ipotesi  in cui le larghe intese fossero un approdo necessario Spincon.it ha chiesto agli italiani quale dovrebbe essere la natura della compagine di governo. 

Solo 18,1% ritiene preferibile un governo formato solo da tecnici  mentre il 22,6% ritiene necessaria una squadra di politici seppur bipartisan.  Un significativo 29,8%, infine, predilige una soluzione a metà con un governo tecnico che veda al proprio interno la presenza dei singoli leader di partito

Una certa disillusione rispetto al team di professori guidati da Mario Monti si percepisce anche analizzando i dati del Job Approval settimanale. L’indice di gradimento del premier ritorna molto vicino ai livelli pre-vertice Europeo con il totale dei cittadini che approvano il suo operato che si ferma oggi al 38,8%, in calo di 2,3 punti percentuali rispetto a sette giorni fa. Stessa sorte per l’appeal del Governo: solo il 34,8% giudica positivamente l’operato dei tecnici con un flessione dell’1,6% rispetto alla scorsa settimana.

Prendendo in considerazione il cosiddetto “approval index” (la differenza tra giudizi “molto negativi” e “molto positivi”) Monti passa dal -21% del 5 luglio all’attuale -21,4% con una flessione molto contenuta. Il Governo riesce addirittura a guadagnare qualcosa (+0,2%)  e il suo indice di approvazione passa dal -28.7% al -28.5%.

Chi paga un prezzo altissimo per il suo sostegno ai tecnici ormai poco amati dalla gente è il Popolo della Libertà. Per la terza settimana di fila il partito di Alfano fa segnare una performance negativa e penalizza il risultato di tutto il centrodestra. Se si votasse domani l’alleanza Pdl, Lega Nord, La Destra, Grande Sud e Fiamma Tricolore si fermerebbe al 28,6% dei consensi, con un calo settimanale dello 0,6%. Va meglio il centrosinistra (Pd, Idv, Sel, Socialisti e Verdi) che arriva al 39,2% e cresce di un punto percentuale negli ultimi sette giorni. In affanno anche il blocco centrista (Udc, Fli, Api, Mpa) che perde lo 0,5% e si attesta ad un modesto 8,4%.  Fuori dalle coalizioni rimane sostanzialmente stabile il Movimento 5 Stelle che oscilla costantemente tra il 16,2% di questa settimana e il 16,4% dell’ultimo rilevamento, dando la netta impressione di essersi ormai assestato su queste cifre. 

Passando ai singoli partiti dicevamo della difficoltà ormai strutturale del Pdl che perde 0,4 punti percentuali e scendo sotto quota diciassette (16.9). Arretra leggermente anche la Lega Nord che passa dal 6,9% al 6,2% e cala anche La Destra (dal 4,5% al 4,2%). Chiudono il cerchio a destra Grande Sud (0,5%) e Fiamma Tricolore (0,3%).

A centrosinistra prosegue la lenta crescita del Pd che arriva a quota 26% (+0.3%). La possibile coalizione è trainata anche dal risultato dell’Idv, in salita di mezzo punto, e sopra la soglia psicologica del 5%. Praticamente stabili Sel (5,5%), Partito Socialista (0.8%) e Verdi (1.8%). 

Al centro dello schieramento la parte del  leone è sempre dell’Udc  che pur perdendo lo 0,5% (dal 6,1% al 5,6%) rimane di gran lunga il primo partito del cosiddetto Terzo Polo. Male anche Fli (scende al 2%) mentre guadagnano qualcosa Api e Mpa, entrambi accreditati dello 0,4%. 

Fuori dalle logiche di coalizione rimane circa il 23% degli elettori. Larga parte di questi (16.2%) sceglie i grillini, mentre la quota restante si divide tra Radicali (2.7%), Federazione di Sinistra (2.4%) e la novità rappresentata dal Partito dei Pirati (1.5%).


di Andrea Mancia e Simone Bressan