Quando la giustizia diventa vendetta

Sospetto, repressione, crudeltà. Questi orrendi concetti nella Costituzione italiana, quella “più bella del mondo”, negli articoli in cui si occupa di giustizia, ovviamente non esistono. Ma in quella “costituzione materiale”, che è costituita dalla prassi quotidiana dei magistrati “indipendenti”, sono gli unici veramente vigenti. Tre casi, ma sono migliaia, per spiegare meglio: Angelo Rizzoli, Ottaviano del Turco, Ambrogio Crespi. Il primo a ottanta anni, malato di sclerosi multipla invalidante, viene sbattuto prima in carcere e poi in quella orrenda cella di sicurezza dell’infermeria giudiziaria dell’ospedale impunemente intitolato a Sandro Pertini in cui trovò la morte il povero Stefano Cucchi. È imputato di bancarotta, ma, vecchio e malato come è, il possibile giudizio rischia di averlo dal Padreterno più che dai tribunali italioti. C’è bisogno di tenerlo in carcere? Non potrebbe stare agli arresti a casa? Misteri delle liturgie un po’ vendicative dei pm e dei gip italiani.

Ottaviano Del Turco, il secondo, si è fatto più di un mese in galera e svariati altri agli arresti a casa con accuse infamanti che gli sono costate la fine di un’onorevole carriera politica e la caduta di una giunta regionale, quella dell’Abruzzo, che bene o male era stata votata dalla maggioranza dei cittadini di quella Regione. Oggi il processo sembra, dopo quasi cinque anni di tribolazioni, mettersi bene per lui e male per il grande accusatore, l’industriale farmaceutico Angelini. A Del Turco chi darà indietro l’onore e il tempo perduti? Terzo caso, terzo orrore: Ambrogio Crespi. Alla vigilia di richieste di giudizio immediato anche la procura sembra non credere più nell’ipotesi di aiuto al voto di scambio tra politica e ‘ndrangheta a Milano per favorire l’elezione di Domenico Zambetti. E quantomeno non riuscirebbe mai a dimostrarla visto che nel quartiere in cui si assume che Zambetti sarebbe stato aiutato dalle amicizie di ‘ndrangheta attribuite dall’accusa a Crespi, i voti in più rispetto alla precedente elezione regionale del 2005 sono stati meno di 30! E questo senza contare che Zambetti nel 2005 era con l’Udc e nel 2010 con il Pdl. Restano, per Ambrogio, le presunte “cattive compagnie” del passato, cioè quei compagni di scuola in taluni casi aiutati a trovare un lavoro e a tirarsi fuori da un ambiente di pregiudicati come era diventato Baggio negli anni ’70. E in taluni alti casi dimostratisi ingrati con lo stesso Crespi.

La montagna ha partorito un topolino giudiziario ma intanto Ambrogio Crespi è in carcere, da incensurato in attesa di giudizio, da quasi sei mesi. Questi tre casi, ma ce ne sono migliaia, da tempo hanno portato i radicali a chiedere un’amnistia. Ma per “la repubblica italiana eterna pregiudicata davanti alla giurisdizione europea dei diritti dell’uomo”, non tanto per i detenuti. Il Presidente delle camere penali italiane, il più che illuminato Valerio Spigarelli, non si è dimostrato a sua volta entusiasta dell’elezione di un ex magistrato, sia pure infinitamente più equilibrato di tanti altri prestati alla politica e mai più restituiti all’ordine giudiziario, alla seconda carica dello stato. E tantomeno del possibile incarico esplorativo per formare un governo. Magari non è stato neanche un effetto voluto (eterogenesi dei fini) ma anni, decenni di crudeltà istituzionale e di istigazione del popolo contro la classe politica all’insegna della notte scura in cui tutte le vacche sono o sembrano nere, e d’altra parte anche di inerzia di quella stessa classe, lottizzata partitocraticamente da incapaci e disonesti trasversali a ogni schieramento politico, ci hanno portato al compimento della profezia di Mauro Mellini: siamo alla repubblica dei procuratori. Non più paghi di dirigere una procura della repubblica. Sembra il solito gioco di parole radicale, ma la crisi italiana, la peste che sta portando via investimenti e posti di lavoro alla fine è questa. E, oggi come oggi, chi si fida a investire in un paese dove la giustizia non esiste più? E che viene però, per paradosso, amministrato da un ex magistrato?