Convinti di essere “beceri garantisti”

Lo vogliamo ribadire così, pubblicamente, senza vergogna e per l’ennesima volta: finché non sarà celebrato il terzo grado di giudizio, per noi tutti, ma proprio tutti, gli inquisiti (a qualsiasi partito, associazione, impresa, ecc. appartengano) sono da considerarsi innocenti. Ripetiamo, sono innocenti! Non “colpevoli a prescindere”, ma innocenti e basta. I processi allestiti in base all’inchiostro delle pagine dei giornali (o, almeno, di alcuni di essi) sono all’antitesi del rispetto di ogni civiltà giuridica e di quei diritti della persona che devono essere rispettati. Dopo la sentenza definitiva, poi, si potrà magari modificare il proprio giudizio: ma soltanto in quel momento, non prima.

E questa convinzione - che qualcuno potrà anche definire, con tono intriso da una presunta superiorità intellettuale e morale, come “becero garantismo” - è in realtà dettata da esperienze passate, da carriere politiche ingiustamente interrotte per via giudiziaria, da colpevoli che poi si sono rivelati totali innocenti, da vite e famiglie distrutte, da giudicanti che errano nel loro procedere ma che mai e poi mai pagano per i loro sbagli e le loro superficialità di indagine. E di certe testate giornalistiche non si ritiene neppure accennare in questa sede.

Ci vogliamo invece sforzare facendo finta di non credere che alcuni tempi ed “obiettivi” di certe inchieste puzzino un bel po’ di inchiesta giudiziaria “finalizzata ad altro”. E vogliamo altresì far finta di nulla che i primi contenuti di certe inchieste - anche se le stesse sono iniziate 4/5 anni prima - finiscano sui giornali proprio alla vigilia di scadenze elettorali.

È innegabile che il potere (ma soprattutto la forza) della politica è oramai ridotta al lumicino. Ed è altrettanto vero che quel potere è talmente ed evidentemente debole da permettere che sia la magistratura a decidere tempi, eletti ed eventuali decaduti. Il potere (politico) non può che stare zitto perché cosciente dei propri limiti ed anche un po’ delle proprie “macchie”. Ma la cosa più inquietante è il fatto che ogni Governo che prova a mettere in piedi un qualsivoglia tentativo di riformare la Giustizia, o si ritrova come risposta qualche suo membro coinvolto in un’inchiesta o accenna al tema ma poi retrocede in punta dei piedi: di quest’ultimo caso l’Esecutivo-Renzi è forse il caso più eclatante.

E di questo, i beceri garantisti di cui sopra sono piuttosto preoccupati.