Lo “Sblocca Italia”   proprio non esiste

Sblocca Italia ovvero, come sprecare ore e ore di diretta televisiva e fiumi di carta stampata per commentare una cosa che non esiste.

Noi non cadremo nella trappola di commentare il nulla perché è questa la strategia comunicazionale del Premier: tenerci impegnati a dissertare vezzosamente del sesso degli angeli mentre il Governo continua a non governare e l’Europa continua ad essere una non-comunità politica in cui bisogna avere tanta cieca fiducia per non mandare tutto a ramengo. La manfrina è sempre quella: lanciare un argomento di discussione con un titolo accattivante e favorire il dibattito per tutto il tempo necessario ad esaurire il tema per poi ricominciare la giostra delle opinioni con un altro capitolo che Palazzo Chigi mette sul tavolo ad arte per tenere impegnati gli italiani con argomenti futili e comunque a debita distanza dalle tanto evocate #coseconcrete. Inutile quindi applicarsi allo Sblocca Italia perché non esiste un testo da criticare: qui si tratta di commentare un metodo che ha radici antiche e che si nutre proprio di quella propensione alla spettacolarizzazione priva di contenuti che la sinistra ha sempre rimproverato a Berlusconi.

Il battesimo del fuoco fu ad opera dell’algido Monti con Salva Italia e Cresci Italia mentre l’estremizzazione del concetto di “nulla legislativo” è attribuibile all’inconsistente Enrico Letta con i suoi Impegno Italia e Destinazione Italia. Letta, come del resto il suo predecessore, si rese autore di una serie sterminata di promesse, annunciate in conferenze stampa fiume e mai finalizzate. Proprio per questo Matteo Renzi decise di consumare lo strappo con l’allora Premier giustificando il suo siluramento col dire che non c’era tempo, che bisognava cambiare l’Italia, che era necessario puntare come dei treni sulle cose concrete e che l’Italia necessitava di ben altro rispetto alla palude lettiana.

In effetti, da allora, l’atteggiamento soporifero ha abbandonato le stanze di Palazzo Chigi mentre il metodo è rimasto immutato: trovi uno slogan più o meno figo, lo presenti all’opinione pubblica in pompa magna, lo modifichi una serie infinita di volte e, non appena la discussione non è più di attualità, presenti un testo di legge che si perde nei meandri del Palazzo oltre che nella memoria della gente. Matteo ricorda tanto un abile organizzatore di eventi per casalinghe: con i suoi verbi coniugati al futuro decanta i miracoli che “la scopa elettrica” offrirà alle entusiaste acquirenti, guardandosi bene dal metterla in moto perché egli ha ben compreso che è la percezione di efficienza a rendere il cliente soddisfatto, è la promessa di un futuro radioso a dare speranza, è l’impegno a concedere uno sconto sui prossimi acquisti a dare al cliente la sensazione di aver fatto l’affare.

Bisogna riconoscergli anche una certa abilità ad usare splendidamente le luci sul palco: le accende sul suo rapporto diretto con gli elettori e le spegne sulla politica riducendola ad un suk di personaggi minori che, se non sono gregari o opposizioni buoniste, vanno declassati al rango di gufi o rosiconi che remano contro per invidia nei suoi confronti; accende le luci su ciò che farà domani ma le spegne abilmente su ciò che non ha fatto ieri; accende le luci sui 4 miliardi che dice di aver trovato per lo Sblocca Italia ma le spegne sui 40 miliardi che aveva promesso di reperire; accende le luci sulle assunzioni nella PA di 150 mila insegnanti ma le spegne sul fatto che ha nuovamente bloccato il contratto della stessa platea di dipendenti fino al 2018 (se non hai soldi per rinnovare il contratto come fai ad averli per le assunzioni?); accende le luci sui cantieri che aprirà ma le spegne sul fatto che aveva promesso di ristrutturare le scuole italiane entro settembre e non lo ha fatto; accende le luci su una promessa di fare una riforma al mese e di pagare tutti i debiti della PA ma ovviamente col cavolo che lascia il riflettore puntato sulla promessa mancata.

Non continueremo con l’elenco delle cose non fatte perché riteniamo siano di gran lunga più eloquenti i dati macro economici a mostrare che la pantomima cinetica e l’attivismo esibiti da Renzi, sono gli atteggiamenti tipici di un guascone e non certo di un salvatore della Patria: la disoccupazione nuovamente in aumento al 12,6% (abbiamo perso mille posti al giorno solo nel mese di luglio), il Pil in calo su base annua tra lo 0,2% e lo 0,3%, l’ economia in deflazione dello 0,1% ed in recessione dello 0,2%, la ripercussione del calo dei prezzi sul Pil con conseguente peggioramento del suo valore percentuale in rapporto al deficit (se calano i prezzi, cala il Pil), il fiscal compact alle porte, il debito che continua a lievitare a ritmi vertiginosi fino a 2.165 miliardi (pari al 135% del Pil) e infine la crescita perfettamente piatta. Questa è la fredda cronaca e riteniamo che essa valga certamente più di mille promesse e dei simpatici giochini pirotecnici esibiti da Renzi, l’uomo che secondo D’Alema è affetto da irrefrenabile “annuncite”.

I numeri danno poco spazio all’interpretazione e, nonostante qualcuno voglia farci credere che il malessere ha come perimetro l’Europa e non la sola Italia, essi rimangono lì pronti ad essere confrontati con i dati degli altri Paesi a testimonianza del fatto che l’Italia va peggio della media UE e che quindi il tanto sbandierato “effetto Renzi” ha avuto un impatto più sociale e mediatico che reale. Certo, il “fenomeno Renzi” è sicuramente tutta farina del suo sacco (e della distrazione di un Popolo, quello italiano, che giudica sulla base di sensazioni) ma è anche attribuibile ad un circo mediatico che usa molta benevolenza nei suoi confronti Benevolenza che si declina non solo sul piano meramente politico (questi dati economici, in tempo di centrodestra, avrebbero innescato la fanfara dell’allarmismo) ma anche su quello delle tensioni sociali e della sfera privata degli attori di governo, schermati il più possibile dalle polemiche. Alcuni esempi: lo Sblocca Italia favorisce la cementificazione? Gli ambientalisti sono in ferie.

La concertazione con i sindacati è preistoria? Piccolo rimbrotto al Governo da parte della triplice ma nulla di più. La Costituzione viene modificata? I firmaioli di petizioni avevano la seduta in palestra e non potevano andare in Piazza Navona a sostenere “la Costituzione più bella del mondo”. I topless della Giannini impazzano sui rotocalchi e la Boschi sfila senza apparire turbata al cospetto dei paparazzi che la immortalano sempre dalla stessa prospettiva ? Niente paura, i bacchettoni e le femministe hanno entrambi Pilates e non possono intervenire sul tema, d’altronde, se non ora quando fare Pilates? I giornali fanno interi servizi sulla povera Maria Elena Boschi in cerca del fidanzato che la sera si ritrova sola davanti ad una tazza di latte e qualcuno le compone pure un inno “alla beltade”? Crozza pare abbia lo zio con la febbre e non può fare della facile ironia sul tema (invece quando c’era da sfottere “Meno male che Sivlio c’è”, a casa Crozza tutti avevano fatto il vaccino).

Insomma, eravamo partiti per #lasvoltabuona in cento giorni da realizzarsi #comeuntreno mentre adesso ci ritroviamo ad andare #passodopopasso in #millegiorni. Ma questo sicuramente gli osservatori qualificati lo noteranno, prima o poi, al ritorno dalle meritate vacanze.

Per ora becchiamoci quell’immensa réclam chiamata Sblocca Italia perché per promettere non c’è mica bisogno delle adeguate coperture economiche (che non è dato sapere se esistano). Come nome Sblocca Italia ricorda Activia e non è detto che non faccia lo stesso effetto.