Quantitative easing, un’altra illusione

Non è trascorsa neppure una settimana dall’avvio effettivo del cosiddetto Quantitative easing, ossia l’acquisto di titoli di Stato sul mercato secondario da parte della Bce, che già il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, ne intravede gli effetti salvifici. Tant’è che il suo capataz Matteo Renzi ha ripreso ad allargare con disinvoltura i cordoni della borsa. Col ddl scuola appena approvato dal Consiglio dei ministri, infatti, oltre all’annunciata assunzione in massa di un esercito di precari, il messia fiorentino ha promesso di regalare a tutti i docenti una card di 500 euro all’anno per le proprie attività culturali, come l’acquisto di libri o di biglietti per teatri e musei. Evidentemente, nonostante un bilancio pubblico disastrato da un eccesso di spesa stile Grecia, il volpino di Palazzo Chigi ritiene che la valanga di liquidità che le banche italiane stanno ottenendo da Draghi in cambio di titoli di Stato sortirà un grande effetto sulla ripresa economica, tale da produrre un deciso aumento di gettito e, conseguentemente, di quattrini da regalare in cambio di consenso facile.

Ma come al solito i politici di professione di questa risma tendono, presi come sono dalla forsennata ricerca di voti a buon mercato, ad ignorare alcuni elementi della coperta economica, per così dire, i quali costituiscono il lato nascosto della discutibile operazione messa in campo dalla Bce. Essi pensano, al pari del cervellone che ci governa, che sia sufficiente aumentare il credito teoricamente disponibile dal sistema per ottenere automaticamente crescita economica.

Ovviamente questa gente, cresciuta con l’idea ferma di abbindolare il prossimo con le chiacchiere, immagina che basti inondare un Paese di nuova liquidità creata dal nulla per ottenere l’ennesimo miracolo keynesiano di una ripresa tumultuosa, a prescindere dalla cornice reale in cui tutto ciò avviene. Tuttavia, un conto è finanziare a debito una qualunque iniziativa di mercato all’interno di una fiscalità ragionevole e un altro conto, come nel caso del Paese di Pulcinella, è farlo sotto la mannaia di uno Stato burocratico e assistenziale che impone un prelievo feroce, ben oltre i limiti dell’esproprio. Quando un terreno economico è reso sostanzialmente arido da una politica fallimentare la quale, nel corso dei decenni, non ha saputo far altro che tassare e spendere, nessun Quantitative easing d’Egitto potrai mai riportarlo all’antica fertilità se non si realizzano quelle serie riforme strutturali, soprattutto dal lato della spesa pubblica, in grado di rendere conveniente qualunque forma di investimento.

Finché il socio di maggioranza di qualunque attività imprenditoriale continuerà ad essere lo stesso Stato ladro, qualunque politica di stimolo monetario sarà destinata a fallire miseramente. Ma tutto ciò per gli attuali paladini dei pasti gratis al potere non conta. Troppo presi a trovare sempre nuovi quattrini da regalare ai propri elettori di riferimento, costoro hanno tragicamente messo da parte la colossale questione fiscale.