Il sovraindebitamento  al Tempio di Adriano

La crisi ha preso forma nel 2008, e dopo sette anni ha salutato circa mille suicidi per motivi economici: 135 solo nel primo semestre del 2015. Dall’inizio della crisi sono fallite in Italia 82mila imprese, con la perdita di un milione di posti di lavoro (dati raccolti dall’Osservatorio Cerved su fallimenti, procedure e chiusure delle imprese in Italia); lo stesso Cerved calcola nel 2014 un picco di oltre 15mila fallimenti (dato record per il sistema italiano).

A livello settoriale, le aziende del terziario sono quelle più coinvolte: 29mila posti persi nei servizi non finanziari e 27mila nella distribuzione. In ambito manifatturiero, nel settore della moda si è verificata la perdita di 9mila posti di lavoro. Una vera e propria ecatombe. L’Italia ha cambiato volto, l’insicurezza economica attanaglia le famiglie e scongiura l’impresa artigianale come quella commerciale. A questo va aggiunto che le nuove normative in campo artigianale hanno favorito il sommerso: nel 2008 il rapporto tra opifici a norma e abusivi era di otto a due, oggi è l’esatto contrario. Ed alcune sentenze della magistratura già parlano di evasione ed abusivismo di necessità.

Ma pochi sanno che c’è una legge (la cosiddetta 3 del 2012) che permette di salvare famiglie ed imprese dalla sovraesposizione debitoria. Questa legge reca la firma di Roberto Centaro (nella foto), che da senatore ha cercato così di rispondere all’estinzione per via fallimentare della piccola impresa italiana. Il provvedimento reca “Disposizioni in materia di usura e di estorsione”, nonché di composizione di crisi da sovraindebitamento: mira, come dice lo stesso titolo della legge, a disciplinare quelle “situazioni di difficoltà di alcune categorie di debitori”.

Ma cosa s’intende per sovraindebitamento? Ai sensi del secondo comma dell’articolo 6 della legge n. 3/2012, per sovraindebitamento si intende “una situazione di perdurante squilibrio tra le obbligazioni assunte e il patrimonio prontamente liquidabile per farvi fronte, nonché la definitiva incapacità del debitore di adempiere regolarmente le proprie obbligazioni”. Esempio da manuale è il debitore che deve onorare debiti per migliaia di euro, per farlo dovrebbe liquidare parte del proprio patrimonio, costituito prevalentemente da beni immobili e mobili, attrezzature, tecnologie... Me c’è anche il caso del lavoratore dipendente o autonomo che ha contratto molti debiti e perde il lavoro: anche questi casi potranno fare ricorso alla legge sul sovraindebitamento.

A spiegare l’utilità di questo strumento giuridico provvederà lo stesso Roberto Centaro (magistrato ieri prestato alla politica) giovedì 16 luglio (dalle 14,30) presso il Tempio di Adriano, sede della Camera di Commercio di Roma, con il convegno nazionale intitolato “L’Italia riparte: la composizione della crisi d’impresa e del consumatore”. Con lui gli onorevoli Nicola Bono e Cosimo Ferri (sottosegretario alla Giustizia), Antonio Barile (presidente Inac), Dino Scanavino (presidente Cia, Confaderazione italiana agricoltori), Ciro Lenti (presidente Sicea), modererà Massimilano Massari (studioso di comunicazione televisiva). Saranno presenti inoltre il Cardinale Cocco Palmerio (avvocato della Santa Sede) e don Aldo Ottomanelli (diacono, presidente e fondatore dell’Associazione Opera dell’amore trinitario).

Il valore dell’impresa e del lavoro è per la Chiesa inscindibile da quello della famiglia. Nei primi nove mesi del 2014 sono fallite in media 61 imprese ogni giorno, più di due imprese ogni ora: questa la fotografia dell’Analisi dei fallimenti in Italia aggiornata al terzo trimestre 2014. Ed il 2015 non promette certo meglio. Il fallimento dell’impresa nell’80 per cento dei casi porta alla deflagrazione dei nuclei familiari che dipendono economicamente dall’iniziativa economica decotta. Dal 2009 ad oggi si contano 70.673 imprese che hanno portato i libri in tribunale: numeri che sottolineano uno scenario economico ancora preoccupante per il 2015. Analizzando il numero dei fallimenti registrati si evidenzia un trend in costante aumento: 1.730 nel 2009, 2.058 nel 2010, 2.205 nel 2011, 2.397 nel 2012, 2.647 nel 2013. Record negativo per il 2014 con 3.002 casi. Fino al 2008 era la locomotiva economica d’Italia, ma la Lombardia nei primi 9 mesi del 2014 si è confermata la regione d’Italia in cui si è registrato il maggior numero di fallimenti, con 2.457 casi pari al 22,1 per cento del totale nazionale (dal 2009 ad oggi si contano 15.656 imprese lombarde fallite). La seconda regione più colpita è il Lazio, con 1.164 imprese chiuse nel 2014 e un’incidenza sul totale italiano del 10,5 per cento. Segue la Campania con 966 casi e relativa incidenza dell’8,7 per cento. In difficoltà anche il Veneto con 933 fallimenti. Il commercio e l’edilizia sono i macrosettori più colpiti nei primi nove mesi del 2014: il primo con 3.340 fallimenti, mentre il secondo raggiunge i 3.022. E sulla non-ripresa dell’edilizia hanno pesato le nuove tasse sulla casa, agendo nel contempo da fattore stagnante e deprimente.

Ma l’indebitamento medio familiare, abbinato alla contrazione dei consumi, ha creato l’effetto stagflazione economica: ancora oggi risentiamo del periodo 2012-13, contrazione record dei consumi di -7,8% (fonte: Federconsumatori). Il risultato ha portato alla caduta complessiva della spesa delle famiglie di circa 56 miliardi di euro. Intanto la povertà ha colpito il 6,8 per cento delle famiglie e l’8 per cento degli individui. I poveri in senso assoluto si sono raddoppiati dal 2005 e triplicati nelle regioni del Nord (dal 2,5% al 6,4%). È quanto emerge dal quarto Rapporto sulla Coesione sociale presentato da Inps, Istat e ministero del Lavoro. E i senzatetto italiani sono tornati ai valori percentuali del quinquennio 1948-1953. E sono circa mille i suicidi d’incerta motivazione dal 2008 ad oggi, su 439 è ormai certa la motivazione legata alla crisi economica, e il fenomeno non conosce più differenze geografiche tra Sud e Nord del Paese.

I relatori parlano di maratona nazionale contro il sovraindebitamento, e sembra davvero una corsa contro il tempo, visto e considerato che nell’Ue c’è chi vorrebbe introdurre una tassa sull’esposizione debitoria col fine di ripianare il debito greco. Incertezza e debito sembrano davvero gli ingredienti di questo decennio, rievocando i fantasmi che trascinarono gli imperi centrali nel 1915-‘18. Non dimentichiamo quanti italiani scappano all’estero per debiti, ripercorrendo i passi di chi s’imbarcava da Napoli per le Americhe. Intanto qualcuno ci suggerisce che cent’anni fa a nessuno passava per la mente di suicidarsi per la mancanza di lavoro, ma l’Italia è cambiata. Tanto.