“Ti racconto la politica”

Il voto di scambio (Capitolo 28) Circa il voto di scambio, se Dante Alighieri fosse vivo, scriverebbe “L’infame Commedia”. Infame, perché tale è l’atteggiamento delle istituzioni nei confronti dei cittadini. Come definire diversamente un potere politico che rivolge al popolo le sensibili parole a lui gradite, per “ingentilire” la facciata di crimini, vessazioni e inganni? Il voto di scambio è un tema semplice ma assai vasto; spazia dai massimi esponenti politici, all’ultimo consigliere o funzionario del più remoto comune d’Italia. Si evolve e ingloba i temi dell’attualità; per esempio, nel caso dell’immigrazione, riconosce come umanitarie certe organizzazioni criminali, dà loro tot Euro a immigrato e chiede tot voti in restituzione.

Le angherie per “decreto” hanno avuto genesi quando l’avidità dei politici ha scelto la via della prepotenza istituzionale; non a caso lo “Stato” taglia i servizi e il sostegno al cittadino, ad ogni tornata. Nei molti decenni che hanno tradito la democrazia e costruito un regime che di democratico ha conservato solo il nome, si è “distillata” una classe politica dirigente mossa dalla brama di garantirsi protezioni, agi, privilegi e prebende d’ogni sorta. Riconducendo il ragionamento all’essenziale, si fa intendere che la democrazia sia garantita dal semplice istituto del voto, insomma, se si vota è democrazia. Stabilito, pertanto, di mantenere la facciata del voto, occorre solo manipolarlo. Il voto si compra in quantità; si “ritocca” nell’iter del suo conteggio e c’è perfino qualche scheda falsa che, entrando nell’urna, diventa vera … un capitolo è un capitolo, ma questo è un corso, dunque, ne parleremo ancora.

Le nuove leggi elettorali nascono per facilitare detti raggiri; sempre abbellite dal vocabolario di facciata, esse conferiscono “maggioranza” ai voti che calano ogni volta. “Voto di scambio” significa “voti comprati col denaro pubblico”. L’estorsione fiscale, la soffocante burocrazia, l’epidemia di enti e organismi, il vergognoso esubero d’impiegati pubblici, l’indegna miriade di norme contorte e quant’altro, sono inseriti nel voto di scambio che è il contenitore generale della disonestà politica italiana. Per esempio, un milione di stipendi pubblici “di scambio”, costa almeno 20 miliardi di Euro l’anno e pari consulenze professionali “di scambio”, costano ancora di più. Gli “acquisti” crescono da decenni; oggi si comprano quasi 10 milioni di voti, ma è in arrivo la saturazione. Fatti i dovuti arrotondamenti, risulta “comprato” un elettore su quattro aventi diritto e uno su due votanti effettivi.

Il pagamento dei 10 milioni di voti, avviene secondo le tre diverse modalità riportate nel seguente specchietto: a) 4,5 milioni di voti sono pagati dall’infinita “corruzione di grandi, piccoli e minimi appalti"; b) 4 milioni abbondanti di voti sono pagati da "stipendi e consulenze pubbliche di scambio"; c) Poco più di 0,5 milioni di voti sono pagati dalle singole strutture elettorali di candidati che consegnano all’elettore la scheda, già vidimata, da infilare nell'urna. Ciò grava per almeno 130 miliardi di Euro sul bilancio pubblico dell'Italia, ma l’eventuale errore di valutazione è per difetto e non per eccesso.