“Ti racconto la politica”

I social network (Capitolo 35) - Nella Pentecoste del Manzoni si parla della luce che cade uguale su tutte le cose, mentre ogni cosa emana un colore diverso.

La comunicazione è luce della conoscenza e la politica sa quanto essa sia forte strumento di persuasione. Di là delle ciance delle “lingue” all’ammasso, la politica non può prescindere dall’intelligenza; essa, per suo compito, organizza la vita sociale e il popolo, invece di bistrattarla facendosene perfino vanto, dovrebbe assisterla per opporsi ai prepotenti che la manipolano a loro piacimento.

La politica parla anche il “politichese” che, in barba alle interpretazioni di viscerali e paranoici, è una specie di linguaggio dell’intelligenza. Una delle nostre pagine più lette (Realtà e linguaggio - Capitolo 16), ci ha detto come il linguaggio possa “modellare” la realtà, proprio mentre la rappresenta. Tutto muta e se, anche con un pizzico d’ironia, pensiamo al piccione viaggiatore, al dispaccio “a cavallo”, alla missiva con francobollo e alla più recente ma pur sempre antica telefonata, notiamo che i social network modificano radicalmente il concetto stesso di comunicazione. La modernità richiede un forte impegno di “assimilazione” individuale e sociale; certo inneggiare alla semplicità è come inneggiare all’ignoranza. Il mondo cambia e occorre impegnarsi a capirlo per non rimanere prigionieri dell’antico.

Questo corso descrive molti meccanismi, anzi veleni che la politica delinquente usa per sopraffare la politica perbene; ma la conoscenza deve stimolare la capacità di capire. I social network sono potenti strumenti di comunicazione; alcuni si specializzano per tipologie, utenti e temi, mentre altri sono più genericamente una sorta di nuova agorà in cui si “passeggia” per dire qualsiasi cosa.

Il social network “piazza” è lo strumento di comunicazione più potente di cui il popolo abbia fin qui potuto disporre. Mette in contatto milioni di persone, non è inaccessibile come il mass media tradizionale... ed è potenzialmente “miracoloso” per la strutturazione della progettualità politica popolare.

Invece? Invece prevale la volgarità, l’arroganza e l’immediatezza di quanti credono d’avere una personalità forte, mentre sono l’assoluto nulla. Invece? Invece imperversa l’eccitato esercito di “opinionari” da strapazzo che divulgano le grandi balle dell’informazione pilotata, così trasformandosi in robot telecomandati dal plagio istituzionale. Invece? Invece scorrazza la morbosa vanagloria di sedicenti rivoluzionari e perfino politologi totalmente incapaci di formulare un progetto di rivalsa popolare serio ed efficace. Invece? Invece, inabile a capire le potenzialità dello strumento che il destino tecnologico mette a disposizione, prevale un universo di squallidi gruppi che rappresentano i limiti, i modi e i temi della più tragica superficialità popolare.

Il nostro popolo è afflitto da istituzioni oppressive ma è anche patologicamente “incurante”, oppure fissato in forme di lotta che si dimostrano inutili da almeno mezzo secolo. Merita ogni solidarietà per ciò che subisce, ma va anche rimproverato per la gravissima superficialità con cui si rende perdente. Può capire, ma deve decidersi a capire!