“Ti racconto la politica”

Cronaca di un congresso (Capitolo 51 - Parte B) - I congressi si svolgono in base ai livelli territoriali. Dunque possono essere locali, cittadini, provinciali, regionali e nazionali. Come sappiamo dai precedenti capitoli, si celebrano per eleggere i dirigenti di partito che sono previsti nei vari livelli. Fino alla dimensione provinciale, ogni iscritto che ne ha diritto esprime un voto; invece, nella dimensione regionale come nella nazionale, il voto avviene tramite delega, cioè tramite delegati che portano il proprio voto e quello di altri. Viene da sé che nei congressi provinciali, oltre ai dirigenti, si eleggono i delegati al congresso regionale che a sua volta elegge i delegati al congresso nazionale.

Pur variando per la dimensione territoriale alla quale si riferiscono, i congressi si assomigliano e adoperano tutti gli stratagemmi che sono stati descritti nei passi di questo “racconto”. In genere, i congressi si svolgono in un luogo unico ma, specie nel caso di territori dalla forma allungata, è possibile che si celebrino in contemporanea, in più luoghi della provincia. Anche per capire come si eleggono i delegati ai congressi superiori, la nostra cronaca si riferisce a un congresso provinciale che ha fissato il primo seggio e l’assemblea nel capoluogo, più tre seggi in tre paesi diversi.

I congressi di maggiore dimensione possono durare un paio di giorni e in genere hanno inizio il sabato mattina non prestissimo; i congressi minori, si risolvono in una domenica. Il luogo è un teatro, un cinema, una sala d’hotel o un qualsiasi spazio in grado di ospitare il numero previsto di partecipanti, gli interventi degli oratori e lo svolgimento delle varie fasi tecniche. I congressi sono una sorta di tallone d’Achille dei partiti ma, come le elezioni pubbliche, devono essere celebrati perché non si può sopprimere la “parvenza” di democrazia, dunque, si manipolano all’occorrenza, fino a contraddire perfino i più basilari principi morali. Quanto appena espresso, non deriva da una sorta di fanatica sfiducia, ma da fatti e comportamenti che hanno fatto desumere con chiarezza che i partiti, come le istituzioni, farebbero volentieri a meno dell’istituto del voto.

Ogni congresso, dunque anche quello sul quale abbiamo puntato le nostre telecamere, è stato programmato e stabilito fino al più piccolo particolare, durante le sedute del tavolino del preordino che abbiamo descritto nel capitolo n. 23 e richiamato in altre occasioni. Capi e pacchettari, che sono in genere tra i primi ad arrivare, hanno fissato a tavolino, per i fatti loro, i presidenti di seggio, ma c’è pure il “disobbediente” (capitolo n. 43) che ha costretto a celebrare il congresso a liste realmente contrapposte e che ha diritto ai suoi scrutatori o rappresentanti di lista.

All’interno della location congressuale, abbastanza prossima all’ingresso, è già in funzione il cosiddetto “banco della verifica poteri” che dovrà riconoscere non tanto i semplici astanti, quanto chi ha altre mansioni e chi voterà. Il congresso è iniziato.