“Ti racconto la politica”

Politica e modernità (Capitolo 63) - Non è poco lo spazio che questo corso dedica alla descrizione, non senza riscontri reali, delle gravi disonestà che nei decenni i partiti politici hanno trasformato in prassi. La politica può appartenere a chiunque, ma la democrazia non può che essere del popolo.

È ovvio che la partita della democrazia si giochi contro quanti vogliono fare della politica una sorta di prepotenza privata. Non avrebbe avuto senso dedicare tanti capitoli alla descrizione dei veleni della politica dei disonesti, senza porsi il fine popolare di contribuire a sapere per difendersi.

Qualche decennio fa, noi cittadini, noi popolo abbiamo avuto ragione a iniziare a diffidare della politica ma abbiamo sbagliato ad orientarci verso il disinteresse da essa. La modernità conferma che la politica sia il modo più acuto per ottenere che si rispetti il popolo ma abbandonando il campo d’azione, ci si macchia della colpa di cui è macchiato ogni disertore. Chi ha capito, deve continuare a impegnarsi per capire e chi non ha ancora fatto il primo passo verso la conoscenza vera della politica, lo faccia!

La modernità va avanti e chi fa del disinteresse, della superficialità e della presunzione una sorta di cartello, resterà indietro e sarà d’intralcio alla società intera. L’evoluzione cambia tutto; capita perfino che renda antico ciò che era moderno fino a ieri. Oggi sappiamo, lo afferma la concreta fisica quantistica, che nulla è separato da nulla e nell’età contemporanea, più che nel passato, l’evoluzione tecnologica gioca un enorme ruolo politico; la questione politica entra in ballo in tutto e chi pensa di ignorarla, non ha capito niente.

Per esempio, anche se certi irriducibili avranno ancora da ridire, dopo lunghi decenni, prendiamo atto dei gravi limiti che ha reso l’emotiva scelta nucleare. Ancora per esempio, dopo avere emotivamente pensato che l’apparato pubblico potesse essere una sorta di nostra mamma, oggi vediamo che lo Stato non è amico del popolo ma il suo oppressore. L’invadenza e la prepotenza delle istituzioni, ostacolano la maturità popolare e fortificano la cultura del disinteresse e della non partecipazione. L’antipolitica non può migliorare le condizioni sociali della vita e avvicina al potere quanti puntano a trarre privilegi personali alle spalle degli “assenti”.

Qual è la soluzione? Si può discernere all’infinito ma, nella sintesi, fatta salva la fede nel Signore di cui ciascuno si fa personale carico, gli elementi risolutivi restano la modernità e la cultura per capirla, cioè la politica. Il futuro apparterrà al popolo che avrà saputo capire, oppure a chi continuerà a sfruttare i limiti dell’impreparazione popolare.

L’evoluzione, anche quella tecnologica, deve essere accolta con razionalità e non con fanatica suggestione; la politica non deve essere affidata alle sparate dell’impulsività ma, al contrario, alla costante sommatoria dei fatti intelligenti e quotidiani che sanno darle senso; se il futuro sarà prerogativa oligarchica o democratica, dipenderà da ciò.