“Ti racconto la politica”

Ancora sul quorum (Capitolo 67) - Come abbiamo visto nel capitolo precedente e non solo in quello, la politica mira spudoratamente ad essere suffragata da una partecipazione popolare sempre più esigua. Calata in una sorta di gioco di prestigio in contrasto col concetto di democrazia, essa “costruisce” il suffragio di una minoranza popolare che poi trasforma in maggioranza politica.

Si tratta di concetti che negano l’etica e difficili da assimilare, ma basti pensare al cosiddetto premio di maggioranza relativa, per capire ancora una volta come la politica riesca a fare diventare cinque, la somma di due più due. Negli ultimi decenni, essa si è dotata di una specie di “collezione” di trucchi e inganni che hanno allontanato il popolo col fine di renderlo politicamente impotente; un popolo impreparato non crea preoccupazioni al potere politico.

Gli italiani chiassosi che credono di parlare chiaro, essere concreti, fare subito e condire tutto con l’esuberanza, sono ciò che la politica vigente vuole perché nulla possa scalfirla. La vita è complessa, e chi pretende di risolverla solo con interpretazioni semplici e immediate è candidato a non capirla; se giochi a poker, devi conoscere le regole del poker e se nel tuo tavolo c’è un baro, allora devi conoscere tanto le regole del gioco quanto i trucchi del baro... diversamente, potrai soltanto perdere.

Il quorum è spesso usato per fini reconditi ed è curioso e importante prendere anche atto di come sia possibile manipolarlo nel caso dei congressi di partito; argomento che qui accenniamo, ma che approfondiremo nel prossimo capitolo. La circostanza e prassi congressuale, infatti, è resa valida dalla percentuale di presenze in ordine agli iscritti del partito celebrante; viene da sé che, secondo i casi, il quorum è uno strumento che si adopera per rispettare la democrazia oppure per “aggirarla” facendo finta di rispettarla.

Fissati, per esempio, in seimila gli iscritti o meglio le tessere (capitolo n. 6) del partito che celebra il congresso, nonostante i pacchettari (capitoli n. 18 e n. 20) si diano un gran daffare, vedremo presenti poche centinaia di persone; per questo motivo, poniamo alle ore dieci e trenta, scatta il meccanismo della cosiddetta seconda convocazione. Lo statuto parla di un quorum del 51 per cento ma, in deroga, la seconda convocazione rende libera la percentuale di convalida; così la stampa scriverà di un congresso regolarmente partecipato e ciascuno, come sempre, penserà quello che gli pare.

La politica, lo ripetiamo perché è evidente, davvero evidente, non punta a creare interesse nella partecipazione dei cittadini, come vorrebbe la democrazia; vuole invece gestire, in ogni circostanza, gli elettori di che mira ad “assottigliare” sempre di più. Ad una certa ora, in ogni modo, il congresso prende avvio, ma pochi, davvero pochi sanno quanti siano i reali partecipanti; le autorità pertinenti dichiarano che il quorum è stato ufficialmente raggiunto e dunque la farsa ha inizio.