“Ti racconto la politica”

Cronaca di un Congresso (Capitolo 68 - Parte L) - Comunale, provinciale, regionale o nazionale che sia, il tipo di congresso è ovviamente legato all’area territoriale a cui si riferisce. Il più delle volte, relativamente alle dimensioni minori, i congressi di partito sono pianificati perché durino una giornata; in tal caso, iniziano di solito la domenica mattina. Invece, se si prevede o è necessario che durino di più, allora si anticipa il loro inizio alla giornata di sabato, se non di venerdì.

Noi stiamo seguendo la cronaca di un congresso di un partito che conta circa seimila tessere, relativo a una vasta area provinciale e il cui inizio è fissato nella mattinata di una domenica. Le nostre telecamere sono di nuovo accese, l’orologio segna le dieci ed è già arrivata un po’ di gente. Si tratta di giornalisti, autorità, amici, curiosi, iscritti… e una buona quantità di “figuranti” che, in questi anni in particolare, sono rappresentati da extracomunitari, badanti e tanti ma tanti individui “arruolati” dal cosiddetto voto di scambio.

In base ai seimila iscritti di cui nel nostro esempio, occorrerebbe un quorum di tremila presenti più uno, ma noi sappiamo che circa metà degli iscritti sono falsi (capitoli 5 e 6), dunque, anche se arrivasse la partecipazione del settanta o dell’ottanta per cento delle tremila tessere o iscrizioni vere, avremmo un po’ più di duemila presenze e meno di duemilacinquecento; ciò, già lontano dalla normale realtà, è abissalmente lontano dalle esigenze ufficiali del quorum che, ricordiamo, può sempre “utilizzare” la clausola della seconda convocazione richiamata anche nel precedente capitolo.

Curiosi, passanti, uditori e quant’altro, possono entrare liberamente nei locali del congresso. Il banco della verifica poteri, citato in più capitoli del presente corso, non chiede infatti i documenti d’identità a quanti entrano e raggiungono i locali in cui si svolge il congresso, ma verifica solo l’identità di quanti dichiarano d’avere specifici ruoli da compiere. In buona sostanza, chi ha il compito di fare lo scrutatore o il presidente di seggio o il rappresentante di lista o di essere relatore o di fare parte del servizio d’ordine o quello che è, allora si reca al banco della verifica poteri e trova i verbali che ne attestano il ruolo.

Gli altri, tutti gli altri, dai giornalisti, ai curiosi, agli “assoldati” anche solo con un’attenzione, un pranzo o una semplice pizza, alle ormai immancabili badanti e prestatrici d’opera del genere, tutti gli altri possono entrare nella sala del dibattito e confondersi tranquillamente come parte del quorum; seduto o in piedi, chi vuole presenziare è libero di farlo.

Ora, nel tavolo dei relatori, un “autorevole” portavoce prende la parola e propone agli astanti i nomi degli iscritti a cui attribuire i ruoli di presidente, segretario e verbalizzante dell’assemblea. Le mani si alzano e il gioco è fatto; in serata avremo tutti i “ridirigenti” di partito eletti.