Il profondo Sud
ignorato dal Governo

di Giovanni Alvaro

21 aprile 2017POLITICA

 

Non hanno alcuna vergogna, non ce l’hanno per niente, se continuano imperterriti a trattare il Sud come una fastidiosa appendice che non serve a nulla o addirittura a una zavorra per il resto del Paese. Basta dare un’occhiata al nuovo Def approntato con l’elenco delle opere prioritarie per le quali il Governo intende accelerare la loro realizzazione e quelle che debbono essere sottoposte a una revisione progettuale (scelta, questa, che ha il sapore di far credere che non viene dimenticata alcuna zona del Paese). Ma basta scorrere l’elenco e ci si accorge che ci troviamo dinanzi a un Esecutivo che al massimo cura gli interessi del centro-nord e lascia alla deriva la parte meridionale del Paese. In soldoni, sembra essere un Governo canaglia.

Nel primo elenco (opere da realizzare) figurano il completamento del Corridoio del Brennero, la Venezia-Trieste, il potenziamento della direttissima Firenze-Roma e della Linea Adriatica e il nodo di Milano. C'è poi l’autostrada A22 Bolzano-Verona, una nuova tratta della A4 Venezia-Trieste, la statale Ravenna-Venezia, la E78 Grosseto-Fano, le pedemontane di Lombardia, Veneto e Marche, la Roma-Latina e le ciclovie: Verona-Firenze, Venezia-Torino e il raccordo anulare delle piste ciclabili romane (tutte opere al centro-nord).

Nel secondo elenco (opere da riconsiderare) al primo posto c’è il Ponte sullo Stretto (verificare “le possibili opzioni di attraversamento, sia stabili che non stabili”), l’Alta velocità Salerno-Reggio Calabria (valutare “modalità più efficienti” per velocizzare i collegamenti), la Statale 106 calabro-pugliese (il cui completamento richiede “la verifica di nuove soluzioni progettuali per individuare l’alternativa più sostenibile”) e, tra gli altri, anche il progetto di ampliamento delle piste dell’aeroporto di Catania (rivalutare o riconsiderare soprattutto opere localizzate al Sud).

Sembra una vera e propria provocazione e per il Ponte siamo veramente all’assurdo. Cosa c’è, infatti, da verificare sul progetto del Ponte realizzato da fior di ingegneri e architetti, un po’ da tutto il mondo, e poi (letteralmente) copiato dalla Turchia per i suoi ponti a Istanbul? Gli sprechi e le corruttele passano sempre dalle riconsiderazioni, dalle verifiche e dalla criminalizzazione di un progetto per il quale non era stato, magari, coinvolto qualche gruppo di tecnici rimasto al palo che, quindi, oggi continua a sbraitare contro.

La cosa incredibile è che le regioni più penalizzate dagli ultimi governi sono le regioni Calabria e Sicilia, che hanno, attualmente, classi dirigenti senza spessore ma che annoverano nelle istituzioni le due più alte cariche dello Stato: Sergio Mattarella e Pietro Grasso che magari non si accorgono dei disagi per l’isolamento che siciliani e calabresi patiscono, anche perché viaggiano su aerei di Stato, ma non possono ignorare la triste realtà dell’emarginazione non solo dall’Europa ma anche dalla stessa Italia. Un isolamento che riduce sensibilmente l’afflusso di turisti che viaggiano sul Milano-Roma in meno di tre ore mentre dovrebbero fare Roma-Reggio da un minimo di 6 ore (un solo treno) alle 7, 8 o 9 ore per gli altri treni. Senza parlare che chi va in Sicilia deve aggiungerci altre 4, 5 o 6 ore.

Chiamateci pure terroni quanto volete perché ce lo meritiamo per non esserci ribellati quando era necessario, ma smettetela di continuare a credere che ciò non succederà mai perché tutto potrebbe avvenire quando meno ve lo aspettate. Abbiamo diritto anche noi di uscire dalla crisi ed è anche nell’interesse del resto d’Italia che ciò avvenga per finire di essere catalogati come zavorra.