25 aprile: ha ragione
la Comunità ebraica

di Elide Rossi e Alfredo Mosca

21 aprile 2017POLITICA

 

Ha ragione la Comunità ebraica e stiamo con loro, siamo sempre stati dalla parte di Israele e degli ebrei e non solo per vicinanza culturale. Siamo dalla loro parte anche in questo caso, perché l’Associazione Nazionale Partigiani D’Italia (Anpi) ha torto.

Che cosa c’entra la Palestina e la Comunità palestinese con il 25 aprile? E, limitandoci a dire che c’entra, vogliamo essere leggeri e disponibili. Non solo non c’entrano, ma a dirla tutta rappresentano comunque una realtà storica che è esattamente opposta al senso del 25 aprile.

Qui non si tratta di polemizzare, anche se una delle nostre due firme è nipote di un martire fra i martiri delle Fosse Ardeatine, si tratta di rispetto dei fatti e della realtà di allora, ma non solo. Siamo per la pace e per la convivenza civile fra popoli di ogni razza, idea, fede, religione, dunque si sgomberi il campo da ipotesi di pregiudizi a prescindere. Ciò nonostante il 25 aprile non è un giorno qualunque, perché la fine del nazismo e del fascismo non è stata una fine e basta.

La liberazione dell’Italia dagli orrori nazi-fascisti ha rappresentato e rappresenta qualcosa di molto più profondo, grande e significativo per il senso stesso dell’essere “umanità”. Ecco perché l’Anpi, alla quale ovviamente va il nostro rispetto, sbaglia a insistere con la Comunità palestinese. Piuttosto al 25 aprile bisognerebbe restituire quell’appartenenza universale che troppo spesso è stata viziata da una sorta di appropriazione paleocomunista. La resistenza e la lotta per la liberazione, infatti, sono state di tutti e da tutti combattute e vissute, da uomini e donne di ogni idea, posizione e collocazione politica antinazifascista.

Su episodi così drammatici e straordinari non può contare il numero come elemento di prevalenza e non può bastare l’essere stati di più per avere più voce e più meriti, perché conta solo il principio. Ecco perché il 25 aprile è di tutti indistintamente e come tale andrebbe celebrato e non utilizzato. Ci rifletta dunque l’Anpi, è un invito rispettoso per affrontare un percorso di verità che la storia della liberazione e della lotta partigiana, nella sua dimensione morale e storica, merita oggi più che mai.