Graviano-Berlusconi: Truman Show alla Procura di Palermo

Il boss Giuseppe Graviano e la sua “dama” di compagnia al 41 bis Umberto Adinolfi, noto camorrista dei tempi che furono, sapevano di essere videofilmati. Già dopo poco più di un mese dall’apposizione delle telecamere nel supercarcere di Ascoli Piceno. Ne parlano infatti nelle stesse intercettazioni del 2 e del 3 febbraio 2016, e i trascrittori ne erano coscienti sin dal 2 maggio di quello stesso anno, in diretta differita.

Una specie di grande “Truman show” (ricordate il film?) recitato da mafiosi e camorristi e filmato dagli intercettatori. Sotto la sapiente regia della Procura di Palermo. Uno show che in Paesi dove esiste lo stato di diritto si sarebbe dovuto interrompere non appena si fosse appalesata la chiara “mangianza della foglia” di coloro che invece non avrebbero dovuto essere consapevoli che le parole proferite venivano tutte fissate su nastro magnetico. Invece, quella che a quel punto poteva apparire una recita a soggetto, dura un altro annetto.

E alla fine, alla stampa, pochi giorni fa, vengono dati in pasto i colloqui da cui sembra emergere una chiamata di correo da parte dello stesso Graviano, condannato per le stragi del 1992 e del 1993, nei confronti di Silvio Berlusconi. Il target per eccellenza del partito delle procure in Italia. Stranamente nelle intercettazioni trascritte, depositate come “di interesse della procura” per la corte di assise che sta giudicando gli imputati di questo processo sulla trattativa tra Stato e mafia, quelle di quei due giorni di febbraio non ci sono. E tantomeno qualcuno si sogna di passarle alla stampa. Siccome però gli atti di quell’anno e rotti di colloqui captati all’aria del carcere di Ascoli Piceno al 41 bis sono tutti formalmente depositati per le parti nel medesimo dibattimento, qualcuno si è preso la briga di andarsi a spulciare uno per uno i quattro volumi di trascrizioni per un totale di sei mila pagine. E che sorpresa trovare proprio nel primo volume, nelle pagine che vanno da 330 a 345, la prova che i due “intercettati” sapevano benissimo di esserlo e facevano ciao con la manina alla telecamera.

Eppure il nostro codice di procedura penale prevede che i Pm debbano anche indagare a favore di un eventuale futuro imputato di qualsivoglia reato, nella fattispecie il Cavaliere.

Quando mai. La selezione tanto invocata dei colloqui intercettati avviene già senza bisogno di ulteriori leggi, ma sempre a favore delle teorie e dei teoremi della pubblica accusa. Segnatamente quella di Palermo. Tale selezione è anche mediatica. E qualche giorno fa tutti i quotidiani italiani titolavano su questi colloqui di Graviano con il camorrista Adinolfi e sulle “rivelazioni” che vorrebbero, fortissimamente vorrebbero, Berlusconi come mandante delle stragi. Chi conosce invece il retroscena che i due dai primi di febbraio del 2016 hanno continuato la recita praticamente a soggetto?