Alfano: il vaso è rotto e basta

Se c’è una ragione che, tra le tante, ha causato il crollo e il disfacimento del centrodestra storico è proprio quella dei voltafaccia. L’invincibile armata del Popolo della Libertà crollò, infatti, non solo per gli errori di Silvio Berlusconi e le cannonate di Giorgio Napolitano, ma per le liti, i tradimenti e gli abbandoni di tanti “sedicenti fedelissimi”.

Insomma, tra il 2010 e il 2012 la fuga opportunista di quei personaggi che senza Berlusconi difficilmente avrebbero avuto ruolo e proscenio, contribuì alla disgregazione dell’unità del centrodestra. Sia chiaro, il trasformismo nasce in Italia e rappresenta un male antico della nostra politica; un male che in assenza del vincolo di mandato ha colpito e affondato la fiducia dei cittadini e degli elettori.

Del restom se così non fosse, non potremmo spiegarci il perché di un assenteismo elettorale tanto alto e progressivo nel tempo. In buona sostanza, la pratica parlamentare di farsi eleggere da un elettorato per andare poi a sostenere quello opposto è stata e rimane una delle peggiori malattie della politica nostrana. Ecco perché nel centrodestra la decisione di riallacciare o meno con gli Alfano’s boys e con quelli che in questi anni hanno sostenuto il centrosinistra non dovrebbe nemmeno esistere. Non solo perché quando il vaso si rompe cercare di rimettere a posto i cocci è impossibile, ma perché gli elettori non capirebbero mai.

E poi, parliamoci chiaro, cosa dovrebbero capire gli elettori in un caso del genere e come potrebbero accettare il rientro in squadra di chi ha fatto scelte tanto nette quanto incoerenti? Gli alfaniani, infatti, non si sono limitati a compiere una delle tante scissioni interne che portano alla formazione di nuovi gruppi più o meno omologhi politicamente. Gli alfaniani, dopo essere stati eletti con i voti del centrodestra, sono andati a sostenere stabilmente una maggioranza di centrosinistra come forza di Governo.

Insomma, per farla breve hanno optato per una posizione politica alternativa, opposta, antagonista del centrodestra. Ecco perché a questo punto pensare di riaccoglierli all’ovile sarebbe non solo politicamente sbagliato, ma elettoralmente controproducente.

Qui non si tratta di fare esperimenti di tipo locale per battere il centrosinistra, oppure Beppe Grillo, ma di far capire agli elettori la coerenza e l’importanza di una scelta di campo. Per il popolo del centrodestra seppure variamente articolato, Alfano e i suoi compagni fanno ormai parte di uno schieramento antagonista, punto. Insistere per cercare di trovare la colla utile ad appiccicare un vaso in frantumi non solo è inutile, ma in vista delle politiche rischia di generare ulteriori, ovvie e peggiori divisioni.