Roma Capitale, in risposta a Cassese

Da molto tempo è in corso in Italia il tentativo, in parte riuscito, di comprimere la vita democratica, come ben si è visto dalla nascita del Governo Monti a oggi.

In questa manovra antidemocratica s’inserisce anche la proposta per Roma Capitale avanzata recentemente sul Corriere della Sera (1 settembre 2017) da Sabino Cassese, che prende come pretesto il gravissimo declino della Capitale per indicare “un piano straordinario per Roma che impegni tutto il Paese” e “che renda concreta quella ‘promessa’ che si legge nella Costituzione: ‘Roma è la Capitale della Repubblica’”.

Ora che Roma necessiti di un ordinamento speciale è cosa ovvia e sbaglia Cassese a coniugarla al disastro romano. Per dare coerenza alla nostra Costituzione, un ordinamento speciale per Roma Capitale è giusto e necessario in sé, proprio perché si parla della Capitale d’Italia e, in quanto tale, non può essere considerata come qualsiasi altra città metropolitana. Tutte le più importanti capitali, si pensi a Berlino o a Washington, hanno poteri speciali.

Ma Cassese, uno dei più autorevoli sostenitore del tentativo renziano di una riforma costituzionale in cui non c’era nessuna considerazione per la Capitale, adesso fa leva sulla situazione di grave sofferenza di Roma solo per dare urgenza a una soluzione autoritaria, fondata “nell’affidare le funzioni di rappresentanza ad una persona diversa dal sindaco” e, per quanto riguarda l’ordinamento speciale, porre “accanto al rappresentante scelto dal popolo, [...] un gestore che goda dei poteri necessari a intervenire sullo svolgimento delle attività di interesse generale: per esempio, un organismo politico, un ministro senza portafoglio che faccia sentire nella città gli interessi del Paese e un organismo tecnico che dia attuazione alla cura di questi interessi”.

Insomma, il sindaco e il Consiglio comunale democraticamente eletti, presi come nella morsa di una tenaglia, verrebbero nei fatti commissariati da figure imposte dall’alto. È una proposta inaccettabile e insolente in uno Stato democratico e va respinta seccamente. Resta il fatto che è grave non avere mai proceduto in tanti anni a modificare la Costituzione per dare alla Capitale d’Italia poteri speciali. Non si può più attendere ancora e, arrivati a questo punto, può essere utile una iniziativa dal basso.

In questo senso va la proposta di iniziativa popolare, presentata alla fine di questo articolo. Si tratta di una modifica degli articoli 116, 117 e 131 della Costituzione, che, come ho già spiegato in un precedente intervento sulle colonne di questo giornale (8 agosto) ha il merito di porre, insieme alla questione romana, anche altri due problemi: 1) la riduzione del numero delle attuali regioni, un tema che si discute da molto tempo, almeno dallo studio del 1993 prodotto dalla Fondazione Agnelli; 2) evitare che ci siano cittadini più avvantaggiati di altri con regioni a statuto speciale ed altre a statuto ordinario, o tutte a statuto speciale o tutte a statuto ordinario. La proposta d’iniziativa popolare, che qui presentiamo, è molto semplice: una macroregione composta dall’attuale Lazio, Abruzzo, Molise con all’interno la provincia Autonoma di Roma Capitale, sul modello, per intenderci, del Trentino-Alto Adige, regione a statuto speciale costituita da ben due province autonome, Trento e Bolzano.

È una proposta e, come tale, suscettibile di modifiche, una volta depositata in uno dei due rami del Parlamento e incardinata, ma intanto, insieme ai referendum consultivi indetti per il 22 ottobre da Veneto e Lombardia, qualcosa dal basso si muove. E da Pietrasanta, l’8 settembre, nell’ambito della festa dei 170 anni di vita de “LOpinione” che si concluderà il 10 con l’intervento del Presidente Silvio Berlusconi, sarà lanciato l’appello per la raccolta delle cinquantamila firme necessarie a dare corpo alla nostra proposta d’iniziativa popolare che riportiamo qui di seguito.

Proposta di legge di modifica Cost. d’iniziativa popolare

Art. 1

Il 1° ed il 2° comma dell’articolo 116 della Costituzione sono così modificati:

“Il Friuli Venezia Giulia, la Sardegna, la Sicilia, il Trentino-Alto Adige/Sudtirol, la Valle d’Aosta /Vallé D’Aoste, il Roma Capitale/Città metropolitana-Lazio-Abruzzo-Molise dispongono di forme e condizioni particolari di autonomia, secondo i rispettivi statuti speciali adottati con legge costituzionale. La Regione Trentino-Alto Adige/Südtirol è costituita dalle Province autonome di Trento e di Bolzano e la Regione Roma Capitale/Città metropolitana-Lazio-Abruzzo-Molise comprende la Provincia autonoma di Roma Capitale/Città metropolitana”.

Art. 3

Il 5° comma dell’articolo 117 della Costituzione è così modificato:

“Le Regioni e le Province autonome di Trento, Bolzano e la Provincia autonoma di Roma Capitale/Città metropolitana, nelle materie di loro competenza, partecipano alle decisioni dirette alla formazione degli atti normativi comunitari e provvedono all’attuazione e all’esecuzione degli accordi internazionali e degli atti dell’Unione europea, nel rispetto delle norme di procedura stabilite da legge dello Stato, che disciplina le modalità di esercizio del potere sostitutivo in caso di inadempienza”.

Art. 4

L’articolo 131 della Costituzione è così modificato:

“Piemonte; Valle d’Aosta; Lombardia; Trentino-Alto Adige; Veneto; Friuli Venezia Giulia; Liguria; Emilia Romagna; Toscana; Umbria; Marche; Roma Capitale/Città metropolitana-Lazio-Abruzzo-Molise; Campania; Puglia; Basilicata; Calabria; Sicilia; Sardegna”.