Con Albo solidarietà smaschereremo la sinistra italiana

Ce lo hanno ripetuto per anni, ce lo ribadiscono in continuazione. Il Welfare State è tramontato, lo Stato sociale non è più nelle condizioni di sostenere il sistema assistenziale italiano. Anche la componente previdenziale è stata rivista, con protagonisti Mario Monti ed Elsa Fornero che troppe lacrime, loro sì, hanno fatto versare agli italiani. Si è composto così nel tempo un concetto diverso di assistenza, quella sostenuta dal Terzo Settore, il no-profit come si è soliti chiamarlo.

Ma guardiamo bene la realtà odierna: questi avvertimenti, queste riforme, queste lacrime e sangue, anche in questo caso, hanno riguardato solo gli italiani. Il Terzo Settore fa un grande lavoro, di solidarietà, calore, azioni in favore dei più bisognosi. Molti disabili riescono ad ottenere servizi degni di questo nome solo grazie all’impegno e alla professionalità di tanti volontari. E che dire degli anziani? Anche qui fondamentale è il ruolo svolto dalla famiglia, prezioso patrimonio che rende anche la figura dei nonni indispensabili nella cura e nell’educazione dei bambini.

Per gli immigrati, invece, cosa succede? Ci fanno credere che lo schema è simile: volontari e associazioni no-profit vengono incontro alle esigenze dei rifugiati. Alcune si strutturano così tanto da uscire dalla forma basic delle associazioni per divenire Organizzazioni non governative.

Ma la realtà è ben altra, confusa, disomogenea ma ben diversa. Anzitutto queste associazioni hanno davvero poco di no-profit, ricevono lauti finanziamenti da diversi enti, si schermano di fronte a nomi mediaticamente pompati come Medici senza Frontiere e Croce Rossa Italiana. Buona parte dei fondi destinati al sociale finiscono a loro, come a cooperative e associazioni che non si occupano dei nostri nonni, dei bambini italiani, dei disabili delle città bensì, meglio se di fronte a tivù e vicino ai potenti di turno, assistono quelli che dovrebbero essere rifugiati ma che, invece, sono immigrati clandestini.

Insomma, abbiamo tolto i soldi per gli italiani, li abbiamo messi per gli immigrati clandestini, abbiamo preso risorse dalle tasche dei nostri concittadini e li abbiamo messi nelle tasche di associazioni che aiutano degli illegali che si mascherano da rifugiati e profughi di guerra. Allora, alle prese in giro voglio rispondere con una provocazione, che però è anche una proposta concreta. Alimentiamo il vero volontariato in favore degli immigrati, quello no-profit, gratuito, missionario mi verrebbe da dire. E soprattutto alimentiamolo con le risorse di chi, più di tutti, difende a spada tratta questo sistema marcio, dannoso per l’Italia, che gira al contrario.

Ha ragione Veneziani, anche se la mia proposta era di anni fa: l’istituzione, presso i Servizi sociali del Campidoglio o comunque presso i dipartimenti competenti dei grandi Comuni italiani, di un Albo della solidarietà cui potranno aderire tutte le associazioni, gli enti religiosi e laici, e i cittadini privati che vorranno tendere una mano ai migranti sgomberati, dando loro ospitalità esclusivamente gratuita.

Dare un esempio concreto quindi, aprendo le porte delle loro tante proprietà senza chiedere nulla in cambio, dai rimborsi per i volontari a quelli per i pasti, dal vestiario all’affitto per le strutture di accoglienza. Si tratta sicuramente di una modalità che può distendere il dibattito e aprire a una vera solidarietà. Mi aspetterò di vedere subito in prima fila, per sostenere la mia iniziativa, tutti coloro che si stracciano le vesti di fronte agli sgomberi o che giustificano il lancio delle bombole del gas alle forze dell’ordine.

Non posso però, per doverosa cronaca, non ricordare che questo esperimento fu già fatto nell’aprile del 2011 dal sottoscritto dopo lo sgombero di un campo rom. Gli stessi abitanti, guidati dalle solite associazioni, occuparono la Basilica di San Paolo e, in quel contesto, da presidente della Commissione Sicurezza di Roma Capitale proposi l’Albo della solidarietà. Un Albo che fu totalmente disertato, a riprova del finto buonismo che dilaga in certi contesti.

(*) Consigliere regionale del Lazio membro dell’Assemblea Nazionale di Fratelli d’Italia