La Nazione che vuole risorgere, rinascere e ripartire

“Rinascimento, Risorgimento, Ripartenza” sono tre parole magiche, con le quali questa testata, il più antico giornale politico italiano, coi suoi 170 anni, intende far di nuovo garrire al vento la bandiera liberale.

I sondaggi danno in testa, tra le forze politiche italiane, il centrodestra, che sarebbe la collocazione ideale per il retaggio cavourriano; ma quale è la condizione liberale nell’area? In realtà a prevalere sono facili motti, piuttosto grezzi, come certi sull’immigrazione. Si ha l’impressione, però, come ho scritto anche altrove, che il gridare all’invasione sia una foglia di fico per coprire il vuoto d’idee politiche su gran parte degli argomenti, migrazioni comprese.

Il fenomeno, oltretutto, non è demograficamente così allarmante. In base ai dati dell’Istituto nazionale di statistica, al primo gennaio 2016 la popolazione in Italia era di 60 milioni 656mila residenti (-139mila unità). Gli stranieri sono 5 milioni 54mila e rappresentano appena l’8,3 per cento della popolazione totale (+39mila unità). La popolazione di cittadinanza italiana scende a 55,6 milioni, conseguendo una perdita di 179mila residenti.

Chi parla di pericoli per l’identità nazionale dimostra solo una solida ignoranza. Ignora, difatti, due elementi. Il primo che la natio, per usare il termine latino, si formò dall’integrazione di popolazioni italiche etnicamente diversissime, gli etruschi ad esempio non furono neppure di ceppo indoeuropeo, ma frutto d’una migrazione mediterranea ben più rilevante dell’attuale, in rapporto alla demografia d’allora. Quando alcuni lumbard si atteggiano a razzisti, trascurano che si chiamano così da Longobardi, quindi figli di un’invasione tutt’altra che pacifica. Il secondo elemento, è che le migrazioni rinvigoriscono il patrimonio genetico della nazione, a condizione che esse vengano integrate culturalmente.

È questo il senso dell’ordine del giorno approvato dal Comitato esecutivo della Lega Italiana dei Diritti dell’Uomo il 10 luglio 2017, e che da allora è al centro della sua azione politica. L’organizzazione, dopo aver rilevato come il fenomeno migratorio in atto non sia un evento occasionale e transitorio, al di là dei momenti di crisi acuta che si possono manifestare, ma abbia tutto l’aspetto di un fatto strutturale, legato agli squilibri provocati dal processo di globalizzazione in atto, sottolinea come esso, a maggior ragione, vada governato. Ciò è possibile solo con una politica adeguata ed orientata al lungo periodo, sottratta alle reazioni emotive. Una politica ragionevole, che eviti sia la chiusura per paura del diverso, che viceversa aperture del cuore all’accoglienza, senza però serie misure di assimilazione culturale d’una popolazione di soggetti con storie, consuetudini e principi molto diversi da quelli, in genere, italiani ed europei. Per difficile che possa essere, questo fenomeno potrebbe rappresentare – a condizione che sia governato adeguatamente – una grande opportunità per una Nazione con un forte decremento demografico in atto, con conseguente invecchiamento della popolazione e relativi squilibri tra assistiti e contribuenti nel sistema di previdenza sociale. La Lidu Onlus ricorda, per l’appunto, la natura plurietnica della Nazione italiana, sin dal periodo preromano, poi accresciutasi costantemente nei secoli successivi.

A titolo d’esempio, cita la toponomastica di origine etrusca persiste in Toscana, sebbene la regione si sia quasi completamente spopolata nell’alto medioevo, e ripopolata grazie ad una forte immigrazione longobarda: eppure il substrato spirituale riemerge persino nella configurazione del mondo ctonio etrusco riproposta, seppur incristianita, nell’Inferno di Dante. Quindi, prosegue il documento, la migrazione in atto non può essere affrontata con mere misure di polizia, né con una semplice e semplicista ospitalità pietistica del naufrago, ma costruendo un percorso d’assimilazione che generi nuovi Italiani, tali per principi e sentimenti condivisi, nella piena accettazione ed osservanza delle leggi dello Stato conformi alla Costituzione dello stesso, e degli atti normativi dell’Unione europea deliberati e promulgati secondo i Trattati istitutivi ed in ossequio ai principi dei medesimi.

Le proposte concrete della Lidu non possono certo essere liquidate come “buoniste”. Se esse prevedono vengano forniti all’immigrato ed al rifugiato, oltre al vitto ed all’alloggio, corsi non limitati alla lingua italiana, ma comprensivi di un’infarinatura di storia della Nazione, dall’antichità ad oggi, per spiegare la sua formazione, anche attraverso i diversi apporti etnici, e la nascita dei principi comuni, tra i quali in particolare i diritti di libertà: Patriæ Unitati – Civium Libertati; richiedono anche che il sostentamento nei centri di accoglienza venga ripagato attraverso l’impiego di immigrati e rifugiati in lavori socialmente utili, volti anche a far percepire il vantaggio sociale dell’accoglienza alla popolazione autoctona ed evitare quello che, sulla scorta dell’Eneide, potrebbe essere descritto come il complesso di Turno.

Ovviamente, l’impiego degli immigrati non deve essere in alcun modo utilizzato per coprire posti vacanti in pianta organica, o per assicurare servizi che l’amministrazione deve fornire con proprio personale; né dovrà comportare per l’amministrazione stessa alcuna ulteriore spesa, salvo quella di un’assicurazione obbligatoria per infortuni, come avviene per qualunque lavoro volontario.

La Lidu richiede, inoltre, la norma disponga l’iscrizione obbligatoria degli immigrati e dei rifugiati all’ufficio di collocamento, con l’obbligo di accettare il primo lavoro legale venga loro proposto ed il diritto di ottenere, non appena accettato, un permesso di soggiorno valido a tutti gli effetti. Completa la proposta la formazione d’una sorta di “legione straniera”: visto il crescente impegno delle Forze Armate Italiane in missioni all’estero, per riportare pace e sicurezza in Paesi dai quali proviene il flusso migratorio, siano costituite unità alle quali possano aderire, come volontari, ben s’intende, immigrati e rifugiati, con l’immediato riconoscimento della cittadinanza piena all’atto del congedo, dopo un servizio reso con onore. Adottare politiche volte a trasformare l’immigrazione da un problema in un’opportunità di crescita civile ed economica della Nazione è, oltretutto, l’unico modo in cui una Nazione di antica tradizione, salda nel rispetto dei diritti di libertà, può rispondere a quegli Stati membri dell’Unione europea che, per paura dei fantasmi, vedono solo una questione insolubile. Penso che spetti alla più antica testata liberale italiana discutere questa proposta, ed aprire un dibattito su essa nel centrodestra. Ricordiamoci che il Rinascimento nacque dai colti profughi che vennero in Italia da Costantinopoli, che cadde sotto i Turchi nel 1453, ma l’esodo, in previsione, cominciò decenni prima; che nel Risorgimento combatterono esuli da altre Nazioni oppresse dall’Impero Asburgico e Greci sotto il tallone della Turcocrazia, contro la quale combatterono tanti patrioti italiani, da Santorre di Santarosa ai Garibaldini alla battaglia di Domokos; e che nuovo sangue, nuove braccia e nuove menti sono necessari per la Ripartenza di un’Italia in calo demografico, Nazione destinata ad estinguersi senza nuovi apporti.