Pensioni: c’è bisogno di una vera riforma

Che il prossimo Governo debba riscrivere dalla A alla Z la legge sulle pensioni è inevitabile. Del resto anche il più accanito sostenitore della cosiddetta “Fornero” se ne sarà reso conto, visto che dalla nascita di questa legge non si fa altro che modificarla. Oltretutto si tratta di modifiche relative alla matrice stessa della improvvida norma del 2011.

Insomma allora, sia per fare cassa e sia per obbedire malamente all’Europa, Monti “obbligò” la ministra Fornero a una legge nata in fretta, nata male, nata bugiarda. Va da sé, infatti, che da ben altri presupposti che solo quelli dell’allungamento della vita, avrebbe dovuto fondarsi una riforma della previdenza. Per farla breve allora come ora tutti sapevano bene che lo squilibrio pericoloso dei conti dell’Inps non era, come non è, legato all’innalzamento dell’aspettativa di vita.

Il buco della sostenibilità nasce, infatti, dalla congiunzione fra previdenza e assistenza, dalle scellerate concessioni al segmento statale, dai sistemi di calcolo a ripartizione pura, dalle leggi ottuse emanate a fini clientelari ed elettorali negli anni Settanta/Ottanta. Si tratta di errori, anzi di orrori di calcolo pesantissimi, iniqui, socialmente discriminatori ed economicamente miopi, che hanno segnato la peggiore gestione “allegra” del welfare nazionale. Basti pensare alle baby pensioni, ma al fianco di queste l’elenco di scriteriatezze generate sarebbe lungo, tanto da arrivare alle pensioni d’oro, ai vitalizi, alle doppie o triple erogazioni. Per non parlare della cosiddetta assistenza intorno alla quale si è creato negli anni un impianto di ammortizzatori cervellotico, conflittuale, costosissimo e spesso inefficace all’equità concreta.

Bene, anzi male, tutto ciò nel 2011 e cioè ai tempi di Monti e Fornero, era noto e arcinoto in ogni dettaglio. Eppure non avendo il coraggio di mettere mano davvero a una riforma seria, che riequilibrasse il sistema a favore dei più deboli, dei più colpiti e della sostenibilità dei conti, ci si è attaccati all’età biologica. Ecco perché da allora a ora si continua a mettere una pezza a colori dopo l’altra per coprire l’errore di origine della riforma Fornero. Come se non bastasse restano vive e vegete le pensioni d’oro, i vitalizi, i privilegi figurativi, le erogazioni multiple e una assistenza a pioggia che costa una eresia e lascia scoperte troppe posizioni. Occorre dunque una riforma profonda, equa e sostenibile, che parta dalla rivisitazione dei tanto sbandierati diritti acquisiti. Oltretutto chi si appiglia alla Costituzione dimostra di non conoscere l’articolazione della Carta fondamentale, che in nessun capoverso parla di “diritto acquisito” sul tema. Ecco perché diciamo che spetterà al prossimo Governo l’incombenza sulle pensioni ed ecco perché si continua oggi a mettere toppe su toppe.

Serve coraggio e chiarezza nei confronti dei cittadini, serve mandare in pensione la Legge Fornero, e restituire equità a chi non l’ha avuta solo per ipocrisia e incapacità politica.