È vero, caro Prodi, l’Italia è un disastro

Con Romano Prodi, non abbiamo mai condiviso niente o quasi, ma stavolta gli diamo ragione quando parla dell’Italia come un “disastro”. Per la verità non è chiarissimo a cosa e a chi si riferisse il “professore” con le sue battute, ma al di là delle ipotesi ne cogliamo il senso complessivo. Resta però il fatto che le colpe generali e particolari di questa tragedia italiana non possano che stare in capo a quelli che almeno da venti, trent’anni sono stati al comando.

Si tratta ovviamente di una moltitudine di personaggi politici, si tratta di governi e maggioranze, si tratta di un mondo che in un verso o nell’altro ha contato e conta ancora. Insomma, per farla breve, quale che sia il senso del disastro italiano di cui parla l’ex Premier, certamente lui non se ne può chiamare fuori. Anzi a dirla tutta un bell’esame di coscienza sugli sbagli, sulle cantonate, sui progetti difettosi e sulla mancanza di chiarezza nei confronti dei cittadini, il professor Prodi dovrebbe farselo eccome insieme a tanti altri del suo partito.

Sia chiaro, nessuno vuole mettere in croce nessuno, ma sul tema le certezza è una sola: i cirenei sono stati solo i cittadini. Dunque al netto di tutto la verità è che l’Italia non è solamente un disastro, ma oramai un Paese al limite della sopportazione. Cercare, infatti, come sta facendo l’attuale Governo, di illudere la gente spingendola a credere che tutto vada bene madama la marchesa, è inutile e controproducente. Del resto cosa se ne fanno i cittadini di un po’ di crescita, oltretutto congiunturale, se nel Paese non funziona niente?

La crescita non può essere, infatti, un dato fine a se stesso, un numero che per quanto positivo non sia accompagnato da miglioramenti tangibili e fruibili dalla gente. La crescita assume un senso compiuto quando torna nelle tasche e nella vita di tutti in termini positivi, sul fisco, sulla sanità, sulla giustizia, sul lavoro stabile, sui servizi in generale. In Italia, invece, ammesso e non concesso che da un paio di anni vi sia ripresa, nessuno se ne è accorto. L’inferno burocratico resta tale e quale, l’ossessione e la complicazione fiscale pure, per non dire del livello dei servizi pubblici, a partire dalla sanità.

Insomma, i cittadini sono abbandonati a se stessi e si muovono quotidianamente in una sorta di combattimento contro il malfunzionamento di tutto. La giustizia nei tempi e nei modi non riesce più a dare fiducia e ristoro alle vittime, l’apparato pubblico anziché aiutare e semplificare la vita la complica ed esaspera, il lavoro stabile è sempre più difficile a trovarsi.

Come se non bastasse, i cittadini assistono ogni giorno a episodi di malaffare, mala gestione, dissipazione di risorse collettive e il degrado delle città e dei territori somiglia sempre più a quello delle peggiori favelas. Oltretutto le risorse collettive che sono sempre più scarse quando si tratta di aiutare lo sviluppo, l’occupazione, l’equità sociale e la riduzione fiscale, si trovano invece per pensioni d’oro, stipendi da nababbo di manager, burocrati, per salvare le banche. Insomma, questo è il disastro che noi viviamo e vediamo e anche se il professor Prodi si riferiva ad altro, il risultato non muta. È necessario un cambiamento radicale, e occorre subito, prima che la gente si stanchi del tutto, perché ormai la distanza tra il disastro e l’esplosione della protesta più forte è veramente breve.