Buttafuoco: “Musumeci deve dichiarare default per la Sicilia”

“Quando Nello Musumeci ne avrà consapevolezza prenderà la decisione più urgente: dichiarare default e procedere alla gestione fallimentare della cosa pubblica”. La Sicilia è un affare difficile da decifrare. Abbiamo provato a raccontarlo con le parole di Pietrangelo Buttafuoco. Così, a bocce ferme, abbiamo parlato delle elezioni siciliane, dei sogni e dei problemi di un’Isola dalle mille meraviglie non ancora del tutto svelate. Buttafuoco ha anche parlato del suo ultimo lavoro, “Strabuttanissima Sicilia”, non risparmiando colpi alla classe dirigente e alla politica nazionale. Un viaggio che dalle sponde della Trinacria arriva fino al litorale romano di Ostia.

Domenica “Blob” ha dedicato una parte del programma alle elezioni in Sicilia, lo ha visto?

Veramente no.

Bene, non importa. “Blob” è una mia fissazione. Parliamo delle conseguenze delle ultime elezioni. Cosa è successo?

È successo che non è successo niente... (ride)

In che senso “niente”?

Nel senso che i dati sono preoccupanti. E che c’è ancora tutto da fare.

Si riferisce al suo ultimo libro? Soffermiamoci allora su “Strabuttanissima Sicilia” (La Nave di Teseo). Cosa racconta?

Parla degli enormi problemi della regione. E delle speranze.

Ce ne parla?

C’è un debito infrastrutturale di 50 miliardi. Ci sono 400mila disoccupati. Padri e madri di famiglia senza lavoro. Soprattutto madri. C’è che ci sono circa 500mila giovani in difficoltà, soprattutto quelli che non lavorano e non studiano, i cosiddetti “neet”. Ci sono 200mila famiglie in stato di povertà assoluta. I rifiuti non differenziati in discarica sono circa 2 milioni di tonnellate. Ci sono 190 comuni in dissesto finanziario e, secondo i calcoli fatti da società assicurative, 100mila ragazzi che vanno via dalla Sicilia. Qualcosa come 20 miliardi di capitale umano venuto a mancare.

Cosa c’entrano allora le elezioni?

Non basta il cambiamento e la trasformazione della Sicilia attraverso una campagna elettorale. E credo che magari, nei prossimi giorni, quando l’attuale presidente avrà consapevolezza e contezza dei calcoli prenderà la decisione più urgente: dichiarare default e procedere alla gestione fallimentare della cosa pubblica.

È questa l’eredità di Rosario Crocetta?

Non solo la sua. È anche la colpevole, occhiuta, maligna strumentalizzazione che il Partito Democratico ha voluto mettere in campo negli ultimi anni, quando le avvisaglie erano ben chiare. Quando il presidente della Corte dei conti, Pino Zingale – impugnando il deficit del bilancio regionale siciliano – aveva segnalato una grave colpevolezza. Crocetta è stato fatto arrivare fino alla fine, creando i presupposti affinché il suo successore non potesse risolvere questo disastro.

Il centrodestra comunque ha vinto. Cosa succederà ora?

Beh, ha vinto... Deve considerare che c’è una “zeppola” pesantissima. C’è il Movimento 5 Stelle che ha il triplo dei voti del Partito Democratico. Sicuramente il doppio di quelli della coalizione di centrodestra. Il M5S non ha vinto questa gara perché la legge elettorale prevede le coalizioni. Comunque è il primo partito ed è l’inciampo fondamentale di quello che potrebbe essere il percorso politico sulla scena nazionale.

Cateno De Luca, secondo lei, rappresenta la mala politica?

Sono stupidaggini. Questo degli impresentabili è uno sciocco divertimento per i giornalisti. Sono distrazioni. Un po’ come il caso di Ostia.

Cioè?

Sono tutti concentrati su quello che fa Casapound o la famiglia Spada e nessuno si occupa della realtà delle cose. Pensi che ci sono 10mila cittadini e 60 alloggi popolari. Questa voluttà del fuggire dalle cose vere danneggia la politica.

Un esempio?

Elisa Simoni, che è una parlamentare dell’area bersaniana, è stata l’unica a sollevare il dibattito a sinistra. Ha detto: “Smettiamola di fare queste discussioni e andiamo sul concreto”. E l’esempio di Ostia, parlando della Sicilia, è centuplicato. È una sciocchezza parlare degli impresentabili quando la realtà ha quelle cifre.

A sinistra Giuliano Pisapia dice che serve unità per non cadere in un’altra disfatta come accaduto in Sicilia. Ha ragione?

Ma tanto non vincono. Possono unirsi, ma la grande maggioranza degli italiani non è di sinistra. Consideri poi che la maggior parte dei voti del Movimento 5 Stelle e quelli del centrodestra si assomigliano. Tanto è vero che, quando si va ai ballottaggi, l’elettorato del centrodestra vota sempre per il candidato pentastellato e mai per quello del Pd. Mai. Per quanto Silvio Berlusconi voglia far digerire il “Patto del Nazareno”. Se dovesse scegliere tra Luigi Di Maio e Matteo Renzi, l’elettore di destra voterebbe Di Maio di corsa.

Come andrà il centrodestra a livello nazionale? Unito vince?

La legge elettorale per come è combinata dice questo. Tutto è nella mente di Giove. Loro hanno obbiettivamente un vantaggio rispetto al centrosinistra. Hanno dei fuoriclasse che macinano con il consenso anche un’ottima capacità di governo e di amministrazione. Basti pensare a Luca Zaia.

Ascoltandola mi è venuta in mente una celebre battuta tratta dal film “Il Gattopardo”: cambiare tutto affinché nulla cambi. Che ne pensa?

No, qualcosa cambia sempre. È la realtà che detta l’agenda. La realtà prenderà il sopravvento sulle elezioni, la più pericolosa delle quali è quella elettorale.

C’è un futuro per la Sicilia?

Certo che c’è un futuro! È ovvio che ci sia: si chiama Mediterraneo. Siccome la realtà detta l’agenda e siccome nella realtà il futuro si costruisce tutto nell’ambito del Mediterraneo, prima o poi succederà qualcosa che toglierà l’equivoco secondo cui la Sicilia sarebbe una periferia. E le restituirà la sua centralità.

Se dovesse rintracciare un colpevole per le condizione della sua isola, chi additerebbe?

I siciliani, senza dubbio.

Qual è la loro colpa?

Avere a disposizione un paradiso e non riuscire a vederlo. Abbiamo tutte le potenzialità, tutti i presupposti per essere la prima vetrina del Mediterraneo. La colpa è solo nostra. Basti pensare una cosa: nessuno della classe dirigente siciliana ha i figli in Sicilia. Sono tutti fuori. Questo significherà qualcosa.