Ingroia e Chiesa “a cavallo”

Per quel poco che il gioco degli scacchi ci ha insegnato (o, forse, per quel poco che ci ricordiamo delle nostre mosse da principianti), dopo il pedone, è il cavallo il più sfigato tra le pedine schierate sulla scacchiera.

L’emulo di “Furia cavallo del West” sta lì, sbeffeggiato da tutti, costretto a muoversi a “L” e, per giunta, senza avere la possibilità di tornare sui suoi passi. Niente: procedere solo in avanti, con una traiettoria che sembra quella di un alcolizzato.

Sulla scacchiera, a prendere gli schiaffi dell’avversario sono per primi i pedoni: sono tanti, sempre in prima fila ma, appena provano a fare qualche passo in avanti, il loro destino è tristemente segnato. Il cavallo, invece, può “saltare” pezzi del proprio schieramento e di quello avversario ma, sempre tramite quella “elle” che lo rende di fatto una figura condizionata dalle regole di un gioco che lo fa apparire anche un po’ ridicolo.

Perché parliamo della “mossa del cavallo”? Perché si chiama così il movimento politico alla cui guida figurano Giulietto Chiesa e Antonio Ingroia: a quest’ultimo non è stata evidentemente sufficiente la figuraccia elettorale rimediata con la sua “Rivoluzione Civile”, alla quale le urne hanno riservato poco più che una pernacchia. Ma, evidentemente, l’ex pm senza politica non ci sa stare. Non si rendono conto, Ingroia e Chiesa, che assai probabilmente la gente anche di loro non ne può più anche se si presentano agli elettori sotto nuove sigle o, se più piace, in sella ad un “cavallo” con i movimenti condizionati.