Essere l’argine e anche di più

Che Silvio Berlusconi possa svolgere il ruolo del regista in campo o quello di allenatore a bordo campo, è del tutto secondario. Ciò che conta, invece, è che sia tornato in forma e che abbia ragione da vendere. Infatti, come ha giustamente ribadito di recente, le elezioni politiche del 2018 saranno assai più importanti di quelle del 1994 perché il pericolo è forse più grande. Stavolta, insomma, la posta in gioco è addirittura più alta di tutte quelle passate. Guai, perciò, a fare piccoli calcoli per un tornaconto di parte o di partito e guai ad aggiustare le carte sul tavolo con l’illusione di arrivare alle larghe intese con il Pd o di trovare un accordo con i transfughi del centrosinistra. Sarebbe la fine e, allo stesso tempo, rappresenterebbe il regalo più grande fatto al Movimento 5 Stelle. Evitare, insomma, con tutte le forze, di cadere sia nei personalismi che nell’inciucio.

Per quello che mi riguarda, nei giorni scorsi, ho scritto due articoli proprio su questo argomento, sempre per “L’Opinione”, ma vorrei qui chiudere la trilogia con un ultimo pezzo sul tema e sviscerare tutta la questione. Sicuro di essere letto e, spero, anche ascoltato.

Nell’anno della discesa in campo, nel 1994, si trattava di battere la gioiosa macchina da guerra di Achille Occhetto e di arginare un ideologismo politico già sconfitto dalla Storia e, però, capace di colpi di coda micidiali perché rimasto intrappolato sotto le macerie del Muro di Berlino crollato nel novembre 1989. Andò come andò. Lo sappiamo.

Invece, per quanto riguarda l’anno prossimo, cioè il 2018, il pericolo si presenta sotto le malcelate forme di un movimento politico illiberale che, ad oggi, sembra ricevere il consenso della Storia. Mi riferisco ai cosiddetti “grillini”. Sono l’alternativa al blocco unico e trasversale delle larghe intese. E nessuno sa, ad oggi, come andrà. Cosa accadrà.

Silvio Berlusconi, quindi, a mio parere, coglie nel segno quando afferma che l’alleanza di centrodestra è, al momento, l’unico argine ai pentastellati. Perché un tale argine non può certo essere rappresentato dal Pd, che è ormai identificato col malgoverno, né - tantomeno - da una maggioranza parlamentare creata artificialmente dopo il voto e allargata alle forze responsabili. In quanto, un tale schema sarebbe subito percepito dagli elettori come un inciucio o un neo-consociativismo, un ibrido e una prova che “sono tutti uguali” e sono lì per le poltrone, che sono attaccati al Potere e che farebbero di tutto pur di restare nel Palazzo. A quel punto, il Movimento 5 Stelle si ritroverebbe col 50 per cento dei consensi. In altre parole, ha ragione Berlusconi quando parla di argine. Aggiungerei: non soltanto Forza Italia, ma anche la Lega di Matteo Salvini e Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni rappresentano, insieme e per motivi diversi, un argine al M5S.

E ha ragione ancora Berlusconi quando fa notare la comprensibile rabbia di molti cittadini che, disgustati dalla vecchia politica politicante, si rifugiano nel voto di protesta dato a Grillo oppure in quello dei tanti altri estremismi e massimalismi presenti nel nostro panorama politico. Senza contare il ruolo svolto dall’astensione e da chi, ormai deluso o avvilito, non si riconosce più in nessuna delle tante offerte politiche. E allora? Che cosa fare? L’ho già scritto: a questo centrodestra servirebbe un nuovo soggetto politico corsaro. L’alleanza, così com’è, infatti, mostra un fianco scoperto a tutto vantaggio del M5S.

Mi spiego meglio: ritengo che, oggi più che mai, all’interno dell’alleanza messa insieme da Silvio Berlusconi per il 2018 (che ricalca il vecchio schema del 1994), manchi un vento di novità. Quindi, se non si vuole arrivare al caos istituzionale dopo il voto e se si vuole evitare che l’equilibrio delle forze in campo provochi una grave situazione di stallo, credo che a tutto il centrodestra, unito, dovrebbe al più presto affiancarsi un movimento che non soltanto rappresenti un argine ai 5 Stelle, ma che sappia e riesca anche a togliere voti a Beppe Grillo. Essere un argine, insomma, non basta. C’è anche la necessità di un movimento politico corsaro e liberale in grado di sottrarre voti ai pentastellati, che coinvolga i giovani, che entusiasmi gli animi.