La gioiosa solitudine di Pietro Grasso

Dimenticate i valori. Dimenticate le grandi battaglie del passato. Dimenticate il lavoro e i giovani. La politica è potere e, potere, in campagna elettorale vuol dire seggi sicuri. È da qui che parte la lunga corsa di Pietro Grasso. L’uomo che domenica scorsa, a Roma, all’Atlantico Live, ha annunciato ai suoi: “Sono pronto a fare il capo”. La sala concerti posta a Sud della Capitale, a due passi dal Palalottomatica, era gremita di militanti e dai 1500 delegati eletti in giro per l’Italia nelle scorse settimane. Centocinquantotto assemblee svolte in tutta Italia che hanno visto la partecipazione di oltre 42mila persone. La base vuole cambiamento. Vuole la vera sinistra, alternativa al Pd e vicina agli ultimi. Non a caso nei dibattiti era emersa la domanda di un radicale cambiamento rispetto alle politiche degli ultimi anni. Chiedevano lavoro, welfare per tutti e tasse per i più ricchi. Ma otterranno l’uomo solo al comando, Grasso, la seconda carica dello Stato che dopo qualche fiducia di troppo posta da questo governo sulla legge elettorale, il Rosatellum bis, ha lasciato il gruppo dei dem per cercare qualcosa di nuovo, qualcosa che l’accogliesse e che gli desse la giusta carica. 

Della figura di questo presidente del Senato, ex magistrato, si è parlato molto negli ultimi giorni. Tutti alla ricerca della sua squadra. Poi trovata in un gruppo di “eccellenti” figure della società civile. Eppure tutti erano convinti che, prima o poi, si smuovesse dalla poltrona di Palazzo Madama per radunare i suoi e con quegli uomini e quelle donne suonare la carica. Di nomi se ne sono fatti molti, ma di nomi che veramente contano elettoralmente ce ne sono pochi. Per alcuni non c’era solo l’offerta di una candidatura nelle liste di Mdp all’ex procuratore nazionale antimafia, Franco Roberti, con un passato a destra e diventato intanto consulente del ministro dell’Interno Marco Minniti. Si era detto che Grasso puntasse a reclutare per le politiche una pattuglia di ex magistrati. Il governo dei giudici: da Felice Casson ad Antonio di Pietro, ex magistrati, appunto, che avrebbero sposato il progetto di Bersani e D’Alema. In particolare il presidente del Senato, sembrava stesse trattando anche con l’ex pm di Napoli, Luigi de Magistris, per un accordo politico.

Bene, tutto quello che avete letto nell’ultimo paragrafo sarebbe falso e la forza di Grasso sarebbe, paradossalmente, proprio la sua solitudine. La squadra, da un punto di vista elettorale, l’ex procuratore anti-Mafia non ce l’ha. Il suo quid per bersaniani e dalemiani sarebbe proprio quello di non avere nessuno al suo fianco: in altre parole, di non contare assolutamente niente. Infatti una volta eletto non darebbe troppi fastidi alla leadership di Mdp a caccia di seggi, scarsi al momento, e per qualcuno la presenza poco ingombrante di Grasso sarebbe la giusta risposta a chi invocava un accordo con quel Giuliano Pisapia che, proprio per la squadra, sarebbe stato molto, molto più ostico da collocare. Grasso, insomma, si prepara a essere il front-runner di questa “Nuova Cosa Rossa” insieme a Mdp, Sinistra Italiana di Fratoianni e Possibile di Civati. Il problema è che forse da parte sua ignora il disegno che c’è dietro. Eletto, nel momento preciso in cui verrà eletto, Grasso non conterà più assolutamente nulla. Come una marionetta circondata da gioiosi “pupi” da guerra.