La ricetta di Grasso: antimafia e antifascismo

Non va sottovalutata la discesa in campo del presidente del Senato, Pietro Grasso. Che, con buona pace dell’essere ancora la seconda carica dello Stato, domenica ha fatto lo “stravede” nell’assemblea del partitino litigiosissimo di Pier Luigi Bersani e Massimo D’Alema, nato alla sinistra del Partito Democratico di Matteo Renzi. Per quelli che lo avevano invitato a scendere in campo illudendosi che si limitasse a fare la foglia di fico della “sinistra sinistra”, il discorso tenuto l’altro giorno sarà apparso inatteso e anche poco gradito. D’Alema, in terza fila, si sarà detto: “ma questo vo’ veramente fare il leader? E io allora che ci sto a fare?”. Grasso, che è super partes come chi scrive, è romanista (e lo stesso dicasi per Laura Boldrini), in realtà ha un piano ben preciso per conquistare la leadership. E magari anche quel nove, dieci per cento di voti che era il patrimonio della vecchia Rifondazione di Fausto Bertinotti e che qualcuno pensa possa venire resuscitato.

Un piano elementare, quasi rozzo, ma che ha sempre una certa presa con i trinariciuti di un tempo: sostituire con l’antifascismo militante e il professionismo antimafia quel quadro emergenziale della sicurezza italiota che è invece e, logicamente, incentrato sull’immigrazione incontrollata dal Continente nero. Anzi “dall’inContinente” nero. Nell’immaginario perennemente impaurito dell’italiano medio “i neri”, cioè i fascistelli che vanno in giro a fare stupidaggini e atti di teppismo per guadagnare visibilità mediatica, dovrebbero sostituire i “negri” che, non solo per colpa loro, si riversano sulla nostra penisola. Il tutto con contorno di quella legalità ossessiva e un po’ pelosa tipica del professionismo antimafia, cui Grasso potrebbe strizzare l’occhio a livello elettorale. Senza dimenticare le tasse, tanto care all’estrema sinistra: come quella sulla casa e, perché no, anche la camussiana patrimoniale. Basterà questo per riprendersi i voti delle periferie che vanno tutti a Matteo Salvini e magari anche a Forza Nuova e a CasaPound? Lo scopriremo solo vivendo.  Ma forse preferiremmo non scoprirlo proprio per continuare a vivere.