Banche: ora gli italiani non credono più

Gli italiani sanno benissimo che dalla Commissione d'inchiesta sulle banche non uscirà nulla di nuovo, di sensazionale e definitivo. Lo sanno perché nella storia del parlamentarismo repubblicano saranno state decine e decine le commissioni bicamerali d’indagine su questo o su quell’altro argomento, e che non sono servite a trovare verità e colpevoli. Tanto è vero che oramai fra la gente vale l’adagio sulle commissioni d’inchiesta utili solo a creare suggestione, ma meno che mai a individuare responsabilità soggettive oppure oggettive.

Insomma, sulla vergogna delle Banche Venete, Etruria, Marche e quant’altro, con tutta probabilità usciranno fuori un po’ di negligenze, qualche leggerezza di questo o di quello e nulla di più da identificarsi con sicurezza. Sia chiaro, tutto ciò in parte corrisponde a verità perché in questi casi non c’è mai un solo responsabile in quanto tale, ma c’è sempre una sovrapposizione di opacità e di sbagli. Ora, al netto di quello che deciderà di fare la sottosegretaria Maria Elena Boschi a tutela del suo operato e al netto di quello che faranno i singoli per difendersi e giustificarsi, agli occhi degli italiani l’accaduto resta intollerabile. Come se non bastasse, restano aperti dei dubbi e delle domande alle quali si continua a non rispondere e a non dare seguito. A titolo d’esempio viene da chiedersi come mai il Governo non abbia previsto, nella riforma costituzionale bocciata dagli italiani, nulla su Bankitalia, Consob e su tutto il sistema di vigilanza del credito e della Borsa. Ci si chiede inoltre come mai le perplessità sui vertici di via Nazionale siano nate solamente in queste ultime settimane piuttosto che all’inizio del parapiglia bancario. E ancora, come mai non si è dato ascolto alle tante voci che da tempo giravano fra i risparmiatori e fra gli operatori sulle difficoltà e sulle stranezze contabili di alcuni istituti.

Infine, come mai ben prima che esplodessero i conti nessuno ha pensato di convocare i vertici delle banche sospettate per avere contezza del reale stato dell’arte e semmai intervenire per evitare il peggio. Insomma, se il cuore del Governo Renzi stava veramente tutto dalla parte dei risparmiatori, probabilmente qualcosa di più e di meglio poteva essere fatto anzitempo. Ecco perché tra gli italiani, comunque si concluda la “Commissione Casini”, la sfiducia è totale. Del resto purtroppo quest’ultimo è solo uno dei molti, troppi, scandali finanziari e bancari che alla fine hanno colpito solo i risparmiatori. L’elenco sarebbe fin troppo lungo oltreché inutile, tanto è vivo il ricordo sulla pelle dei cittadini imbrogliati nel corso degli anni. Per questo insistiamo sulla necessità di varare una riforma radicale di Bankitalia, Consob e delle Authority; una riforma che fino ad oggi, così come per la giustizia, nessuno - chissà perché - ha avuto il coraggio di fare.

È questa una delle domande e dei dubbi insoluti della politica italiana, che ci auguriamo il prossimo Governo abbia la forza di risolvere una volta per tutte.