La Corte costituzionale ha dichiarato inammissibili i conflitti di attribuzione tra poteri dello Stato sollevati sul Rosatellum. I ricorsi presentati complessivamente erano quattro. I primi due sull’Italicum, gli altri due sul Rosatellum. A sollevarvi alcuni parlamentari - e tra questi esponenti del M5s contro la Camera di appartenenza - e il Codacons insieme ad alcuni parlamentari contro il Governo. I ricorrenti contestavano l’iter di approvazione utilizzato per entrambe le leggi con il ricorso al voto di fiducia che, secondo loro, avrebbe compresso la libertà dei parlamentari nell’esprimersi su una materia così delicata come quella elettorale. Sempre secondo l’impostazione adottata nei ricorsi, singoli parlamentari sarebbero legittimati ad agire come potere dello Stato in quanto rappresentanti del popolo. I conflitti di attribuzione di fronte alla Corte costituzionale prevedono due fasi.

La prima - che è quella che si è svolta ieri sulle due leggi elettorali - riguardava l’ammissibilità: la Corte ha valutato se il conflitto fosse ammissibile sotto il profilo soggettivo e oggettivo, cioè se le parti fossero configurabili come potere dello Stato e se esistesse realmente la materia del conflitto. Solo se fosse stato superato questo step la Corte sarebbe passata a esaminare nel merito la questione. Avendo giudicato i ricorsi inammissibili, invece, la partita si è definitavamente chiusa.