Al peggio non c’è mai fine

Un casino durato per mesi, la paralisi delle attività politico-amministrative del Paese in spasmodica attesa delle risultanze delle liti interne al maggior partito di Governo dove il “tutti contro tutti” ha prevalso sull’interesse nazionale: e poi?

Il risultato è stato l’ennesima congrega raccolta sotto il simbolo che è una via di mezzo tra il ricordo di Amnesty International e uno shampoo e per di più personalizzato come pochi. Anche Beppe Grillo, del resto, aveva capito che continuare ad apporre il proprio nome sul simbolo del suo movimento-setta sarebbe stato (elettoralmente e formalmente) controproducente.

Un trambusto da parte, soprattutto, del neonato partito di Massimo D’Alema e Pier Luigi Bersani (gli altri contano assai poco) finalizzato a cosa? A combattere “ad personam” le leadership di Matteo Renzi nel Partito Democratico, a mettersi in proprio per qualche seggio in più alle prossime elezioni politiche, a creare l’ennesima “cosa rossa-scarlatta” guidata per di più da un ex magistrato: il peggio del peggio. Almeno Renzi è stato nominato segretario del Pd tramite le primarie. Ma Pietro Grasso chi lo ha nominato alla guida di “Liberi e Uguali”? Forse non lo sapremo mai.

La realtà, ma forse abbiamo male interpretato certe dichiarazioni, è che il nuovo schieramento (l’ennesimo) della sinistra sembra puntare a ottenere un accordo post-elettorale con il Movimento 5 Stelle insieme al quale poi ottenere l’incarico di governo dal Presidente della Repubblica. Liberi, uguali e un po’ pentastellati: al peggio non c’è mai fine ma, forse, ci dovremmo preparare.