Paolo al quadrato?

Tradotto: Gentiloni dopo Gentiloni? Certo, per molti versi sarebbe la quadratura del cerchio, in caso dell’avverarsi dopo marzo di uno scenario spagnolo e (incredibile ma vero!) tedesco, a seguito dello stallo del risultato elettorale. Nel senso che l’impossibilità di formare governi di larghe intese o di coalizione potrebbe indurre Mattarella a confermare un Gentiloni transeunte, opportunamente “reshuffled” (rimescolando le carte, cioè) come si conviene, per mantenere in piedi uno scenario alla Mario Monti del Governo del Presidente. In questo caso, né Maria Elena Boschi né altri renziani di ferro potrebbero mantenere i loro posti attuali, per la semplice ragione che tutte le formazioni politiche parlamentari vorranno essere garantite designando la figura di un tecnico o di una personalità indipendente di cui si fidano, agli Esteri, alla Difesa, all’Interno e all’Economia. Con quale orizzonte, quindi, per Paolo (al) quadrato, risultato della quadratura del cerchio? Né tre, né sei mesi. Ma due anni. Cioè, il 2019.

Tanto prevede la gestazione di una nuova legge elettorale fortemente maggioritaria (del resto, Mattarella non fu forse il firmatario nel 1993 di una delle più importanti leggi elettorali dell’Italia contemporanea?), che consenta a Matteo Renzi di fare giustizia definitiva dei suoi “cespugli” di sinistra, tarpando le ali al voto di protesta del M5S che continua a rifiutarsi di fare sinergie di sistema. Anche perché, diciamocelo francamente, in società altamente organizzate il pauperismo populista può continuare a esprimere la sua “purezza” politica e di testimonianza esclusivamente dai banchi dell’opposizione. Esattamente a quanto faranno e fanno le formazioni delle ali estreme di destra e di sinistra in tutta Europa. Ai tornanti più critici della storia delle democrazie rappresentative non possono che prevalere le soluzioni di compromesso, perché dalle rivoluzioni vere e proprie c’è da aspettarsi, come sempre, solo molta più povertà, sangue e violenza in base a scenari consolidati (Pietroburgo, Bastiglia) in cui a manovrare la ghigliottina si alternano carnefici e vittime, senza nessuna soluzione di continuità.

Ma, il 2019 è di importanza fondamentale anche per un’altra scadenza sovranazionale: all’epoca, terminerà il suo mandato Mario Draghi e con lui, probabilmente, cesserà l’inondazione di liquidità bancaria nel sistema attuale, a causa dell’esaurirsi definitivo del Quantitative easing. Quindi, niente di più facile che il testimone passi dal conte gentile (anzi, Gentiloni!) alla figura più stimata in assoluto in Europa, sostenuta da una robusta maggioranza centrista interna, per mettersi dignitosamente a fianco di Emmanuel Macron e Angela Merkel, come ai vecchi tempi del Trattato di Roma. L’Euro e i Trattati europei hanno bisogno di una robusta revisione, se non si vuole spingere oltre la rottura latente dell’unità europea di facciata. I posti di lavoro li crea l’impresa, e non la finanza. Ma serve un credito selettivo. Occorre saper dare fiducia e assumersi dei coefficienti di rischio all’americana per finanziare start-up e processi innovativi tecnologici, che debbono essere sostenuti o dalla finanza europea oppure da un sistema bancario completamente rimodellato, che privilegi il fare concreto ai giochi di carta della finanza internazionale. La sfida è questa. E, a quanto pare, solo B. l’ha intuita per tempo… E senza il disastro-Renzi il suo ritorno in campo sarebbe stato impossibile. Onore al merito!