Renzi blinda la Boschi, Orlando: “Così perdiamo”

Matteo Renzi non mostra alcun tentennamento e blinda Maria Elena Boschi. Finite le audizioni che hanno riportato la sottosegretaria nell’occhio del ciclone di Banca Etruria, il segretario del Partito Democratico va in televisione a dire che “non esiste” discutere di un suo ritiro.

“Un politico si fa giudicare dai cittadini quindi saranno le elezioni a giudicare se qualsiasi politico, non solo Boschi, debba tornare in Parlamento”, mette a verbale il segretario. Ma non è ancora la parola fine. Sia perché resta tutto da decidere dove e come candidare Boschi. Sia perché nella maggioranza Dem, oltre che nella minoranza, in tanti restano convinti che l’ex ministra debba ascoltare i malumori espressi dalla stessa base del partito e scegliere di non candidarsi. Per ora, spiega un dirigente, si approfitterà della pausa natalizia per vedere “se passa la nottata”, a gennaio si valuterà e deciderà.

Ma Andrea Orlando lancia l’allarme: “Questa linea porta alla sconfitta”. Una riunione di vertice al Nazareno, assente Boschi, detta mercoledì notte la linea della blindatura. Avanti tutta, dice ai suoi Renzi, perché è ancora possibile invertire la tendenza negativa e risalire nei sondaggi in vista del voto. La lettura dei giornali di primo mattino confermerà poi che l’audizione di Federico Ghizzoni, che pur negando pressioni da Boschi ha tirato in ballo anche Marco Carrai, ha inferto un colpo durissimo. Si moltiplicano le richieste di dimissioni. Ma Renzi, che incrocia brevemente il premier Paolo Gentiloni durante la visita alla camera ardente di Altero Matteoli, tiene il punto: non sono emersi fatti nuovi, la vicenda “è priva di conseguenze penali. È surreale che la colpa sia solo di una piccola banca di provincia. Se sono stati bruciati, tra il 2011 e il 2016, 44 miliardi di euro, la colpa è di tanti: di chi ha rubato, dei politici, di amministratori e organi di vigilanza”.

Renzi, Matteo Orfini e anche Boschi rivendicano la scelta di istituire la commissione d’inchiesta sul sistema bancario. Ma la sottosegretaria lamenta di essere stata fatta bersaglio di una vera e propria “caccia alla donna”. Boschi e Renzi si sentono più volte al telefono e concordano di tenere una linea di difesa senza crepe. E prima che Pier Ferdinando Casini decida di dire no all’audizione di Carrai in commissione, il leader Dem a chi lo interpella nega di aver saputo della mail del suo amico Carrai a Ghizzoni: mail di quel tipo l’imprenditore probabilmente ne ha scritte decine al banchiere, spiega ai suoi. E ora? L’ex ministra, che si fa vedere ai funerali di Matteoli, va avanti nel suo lavoro a Palazzo Chigi, convinta di aver agito in maniera “legittima”: “Se qualcuno mi dimostra che ho favorito i miei, tolgo il disturbo domattina”, dichiara in un’intervista a “La Stampa”. E, nelle ore in cui nel partito tanti sperano in un suo passo indietro, lei rinvia la palla al Nazareno e si dice disponibile a candidarsi “in qualsiasi collegio” per provare di non avere “nulla da temere”.

L’idea resta quella di correre in Toscana, ma lo schema è tutto da decidere, anche in base ai sondaggi che arriveranno a gennaio. Boschi potrebbe giocarsi tutto in un collegio (probabilmente non Arezzo) o andare in un più comodo listino proporzionale. Ma il passo indietro, a taccuini chiusi, è ancora invocato da tanti nel partito. Orlando, leader della minoranza, rompe il silenzio e lancia l’allarme: “La linea che in queste ore e in questi giorni sta seguendo il partito porta a una sconfitta. Dobbiamo raddrizzare rapidamente la barra, assumerci questa responsabilità”. Il ministro non cita Boschi, ma gli esponenti della sua area non usano mezzi termini: non può candidarsi. Al Nazareno per ora si fa spallucce. Bisogna ancora chiudere la coalizione, entro l’anno, con i Radicali hanno ancora timori per la raccolta delle firme e i centristi che tentano di alzare la posta con i Dem. E intanto si spera che la pausa natalizia calmi la bufera Boschi. Renzi prova ad archiviare “polemicucce” ed “editoriali” con un’intervista a TgCom24 in cui si dice pronto a un confronto con Silvio Berlusconi, attacca Luigi Di Maio e il M5s che in commissione banche schierano Carlo Sibilia, “uno che non crede allo sbarco sulla luna”. Il Pd, afferma, dalla sua ha una squadra che va da Gentiloni a Minniti e se la gioca con il M5s: “Un sondaggio Swg dice che M5s è al 25,7%, il Pd al 25 per cento, una distanza minima. Scommetto che vinceremo”.

Ma Luigi Di Maio continua a incalzare Boschi: “Ieri è finita la Seconda Repubblica”, ha affermato.