Grasso, super partes per non pagare

Io sono super partes e non pago. Così Pietro Grasso ieri su “la Repubblica” tentava di giustificare il mancato versamento di circa 80mila euro di arretrati alla tesoreria del Partito Democratico, aggressivamente rappresentata dall’implacabile Francesco Bonifazi.

Ma l’argomentazione ha almeno due falle: primo tanto super partes Grasso non appare visto che da presidente in carica del Senato nelle ultime settimane si è caratterizzato per la partecipazione a tutte le riunioni del nuovo soggetto nato a sinistra del Pd; secondo suoi illustri predecessori alla presidenza della Camera, come Nilde Iotti e Pietro Ingrao che non solo pagavano tutto ma pagavano di più, visto che di più incassavano come indennità presidenziale.

Un dibattito iperrealista e molto idealista, come si potrà notare, che dimostra come a sinistra il “sol dell’avvenire” stia da tempo avviandosi sul “Sunset boulevard”.

Ieri contro Grasso oltre a Bonifazi su “la Repubblica” che gli ha ricordato, in controreplica, le sofferenze dei cassintegrati del partito e dell’“Unità” (sofferenze che però hanno ben altri padri e madri che lo stesso presidente del Senato) è sceso l’ottuagenario Emanuele Macaluso. Che ha rievocato i bei tempi di quando persone, anch’esse super partes come si dichiara Grasso, nella loro posizione istituzionale di presidenti dell’assemblea Montecitorio, pro tempore, versavano copiosamente nelle casse del vecchio Pci. Ma erano tempi diversi. Dovevano ancora arrivare i magistrati in politica e poi l’antipolitica. Entrambi fenomeni rappresentativi di un nuovo ordine mondiale in cui l’unico vero principio si esprime in latino: “Pecunia non olet”.