Nella Roma della papessa Raggi tornano le pene accessorie alla “Deturpatio”

Non più d’un mesetto fa aveva ripreso vigore la pratica del “video di scuse alla Polizia di Roma Capitale da parte del denunciato per oltraggio a pubblico ufficiale”. L’amministrazione capitolina obbliga a pubblicare on-line il video in cui il denunciato (forse non ancora condannato) legge un messaggio prestabilito, redatto dalla dirigenza del Comune di Roma. Una sorta di gogna mediatica, che va ad aggiungersi alla condanna penale ed alla sanzione, oltre alle spese legali (avvocato) e di giustizia (l’attività del Tribunale, addebitata come “ex Equitalia giustizia”). Di fatto il video di scuse non elide tutti gli altri costi ed aggravi, nemmeno blocca quanto previsto dal codice penale. Il problema è ormai gravato dal fatto che i rapporti tra cittadini e pubblica amministrazione sono in Italia (soprattutto a Roma) incancreniti, senza una via di ritorno. Al punto che, per frenare le “ingiurie contro la pubblica amministrazione”, è parere di alcuni alti burocrati municipali che la pratica del video di scuse debba essere estesa a chi offende l’amministrazione romana. Ovvero oltre alla Polizia Locale anche qualsiasi funzionario del Comune può richiedere che, la persona che ha offeso il Comune di Roma pubblichi online un video in cui legge un testo predefinito, e per scusarsi pubblicamente ed esprimere “apprezzamento per il Comune di Roma”. Su YouTube sono già presenti i video di alcuni “malcapitati”, tra loro c’è Emiliano Bono (consigliere del Municipio III di Fratelli d’Italia) e in buona compagnia d’una decina d’imprenditori romani (carrozzieri, meccanici, fruttivendoli, commercialisti... tutti accusati d’aver offeso a vario titolo vigili e Comune di Roma).

Da una rapida indagine emerge che, a fare da apripista è stato il “video riparatorio” imposto dai vigili agli oltraggiatori, a ruota ora viene chiesto l’iniziativa s’allarghi a chiunque offenda il Comune di Roma. Il video di scusa all’Amministrazione deve avere “durata di trenta secondi e pubblicato su una piattaforma di condivisione video, senza restrizioni per l’accesso e di ampia diffusione come, ad esempio: YouTube, Megavideo, My Space, Google Video”. Si aggiunge che il Comune ed il Corpo di Polizia locale hanno facoltà di accedere al video di scuse e di ripubblicarlo sui profili social network a loro graditi.

Ma se il cittadino deve dimostrarsi ormai timorato della P.A. romana, è anche giusto rammentare che la Capitale non ha mai raggiunto tale livello di degrado. Prima delle scelte dell’attuale Amministrazione in campo di verde pubblico, Roma vantava alberi secolari e spazi urbani a giardino degni del nord Europa. Ma s’offenderà il sindaco Raggi se noi rammentiamo che la sua giunta ha appaltato ad una decina d’operatori privati la potatura di pini, querce, faggi... spiegando loro che “il Comune di Roma non ha soldi”? Perché i pagamenti sarebbero avvenuti con molto ritardo. Così i lesti boscaioli hanno ottenuto, per poter portare il pane a case, d’essere molto liberi di tagliare a proprio piacimento gli alberi di Roma: questi ultimi già finiti sul banco degli imputati per aver distrutto auto e ferito persone, quindi meritevoli d’essere puniti con la potatura radicale. Ecco che i giardinieri privati hanno rasato i pini dell’intera via Appia Nuova ispirandosi al modello “Spelacchio” imposto dalla Giunta Raggi. E la legna che fine avrà mai fatto? In qualche modo questi lavoratori devono pur far fronte alle spese, come lame da taglio e benzina per motoseghe, così hanno rifornito di buona legna le tante pizzerie di Roma e provincia.

“Venivano da fuori” dice una signora di Monteverde, che aggiunge “avevano la mano pesante, degli alberi non è rimasto quasi nulla, pensavo si limitassero ad eliminare i rami pericolosi… poi avevano accento napoletano, a mio marito che lavora alla Asl ricordavano i tristemente famosi operai della Romeo”. Dal quartiere Montesacro sembrano più precisi, “sono imprese di giardinaggio ciociare, vorremo sapere perché invece di pensare agli alberi di Frosinone si sono ritrovati a tagliare quelli di Roma”. Dal Comune di Roma non trapela mezza parola. Intanto la storia della pota radicale degli alberi sta sbarcando a Piazzale Clodio, la Procura romana avrebbe già ricevuto più d’un centinaio d’esposti sulle modalità poco ortodosse di potatura. Soprattutto in molti si chiedono come mai la Giunta non abbia risorse da destinare al verde pubblico e poi spenda quarantotto mila euro per posizionare “Spelacchio” nei pressi del Campidoglio. Una Giunta che s’affanna a far vessare i romani con le multe, cavillando sulla categoria euro dei veicoli o sui cinque chilometri in più sull’autovelox, farebbe bene a spostare la polizia municipale in altri ambiti, anche più lucrosi: come le multe ai cittadini indisciplinati che continuano a lasciare elettrodomestici nei pressi del cassonetti, se non proprio nei cassonetti, procurando danni meccanici ai veicoli dell’Ama. Oppure adempiendo al fermo dei tanti giovani che, dopo l’orario consentito, continuano ad aggirarsi per strada con bottiglie d’alcolici a seguito: fermare questi ragazzi è socialmente più utile che multare l’anziano che gira con auto di vecchia categoria euro. Detto questo, ci pare che le metodiche della Giunta Raggi siano degne d’una visione superata. Perché è velleitarismo occupare una poltrona come farebbe solo un commissario prefettizio, mettendo a stecchetto la città e tartassando l’uomo di strada.

A questo s’aggiunge che, rendere timorati i cittadini, al punto di scoraggiarne ogni critica, pena il video di scuse (gogna mediatica), ci riporta alla Roma papalina in cui il povero Caravaggio veniva costretto a scusarsi con le cortigiane sulla pubblica strada: era una delle pene accessorie a quella nefanda legge nota come “Deturpatio”. Era la gogna per chi rispondeva a tono a principi e cortigiane a seguito... serviva ad inculcare nel popolo il sacro timore del potere. Abbiamo già dimostrato come sull’uomo di strada gravi qualunque peso amministrativo e penale, soprattutto la pubblica amministrazione può imporre qualsivoglia angheria sull’uomo qualunque, trovando anche un “salotto buono” pronto ad elogiare di tutto, anche pene lesive della dignità umana.