Grillo e il giuoco delle parti

Che cosa sta accadendo tra le.. (Cinque) Stelle? È un caso che Grillo si sia fisicamente distaccato dal blog ufficiale, prendendo in modo eclatante le distanze dal Movimento di cui è il fondatore storico? O, invece, si tratta di un perfetto dramma pirandelliano, in cui il “Giuoco delle Parti” è perfettamente chiaro?  Vediamo le ragioni a favore di una fuga soltanto simulata. Com’è noto, la stampa internazionale, quella che davvero conta nel mondo dell’economia e della finanza (uno per tutti: il Financial Times), ha sistematicamente attaccato in passato, a firma dei suoi più famosi editorialisti di punta, le prese di posizione e i programmi elettorali del Movimento su Euro, Europa e Globalizzazione. Del resto, chi dubita del fatto che “I Poteri Forti” di Bruxelles, Francoforte, Londra vedano come fumo negli occhi un governo populista dei Cinque Stelle? Così, il mantra più ricorrente della loro polemica ha preso di mira un Movimento populista diretto da un comico del tutto inaffidabile, movimentista e arruffapopoli, senza alcuna cultura di governo, né sua, né dei suoi eletti, arrivati alla soglia della rappresentanza parlamentare con una selezione di nessuno spessore e credibilità.

Ora, se questo era effettivamente vero all’apertura della XVI Legislatura, la stessa cosa non la si può assolutamente affermare oggi. Del resto, lo sport insegna: chi gioca nel campionato di prima serie apprende qualcosa o molto dai più bravi e capaci. Così è stato per le rappresentanze parlamentari del M5S che, gradualmente, hanno permesso una selezione a livello nazionale di potenziali leader giovani e carismatici (Di Battista e Di Maio in testa a tutti), dotati di una dialettica più “tranquilla” e meno irruenta, rispetto a quella di Grillo. Non solo: la scomparsa del cofondatore, Gian Roberto Casaleggio, ha innescato un profilo ancora più profondo di rinnovamento generazionale, con il passaggio del testimone a suo figlio Davide e alla piattaforma Rousseau che, sebbene non immune da bug e da imbarazzanti approssimazioni per quanto riguarda la sua supposta inviolabilità, costituisce il perfetto surrogato di quello che fu il blog di Beppe Grillo, iperbolica catena dei “Vaffa” liberatori. Mancava al Movimento, per la completa legittimazione in campo politico nazionale e internazionale, il passo fondamentale della sua collocazione all’interno dell’arco costituzionale dei Partiti politici della Prima Repubblica. Con l’ultima mossa del ritiro di Grillo anche quel Rubicone è stato passato.

Ovviamente, questa nuova facciata ha avuto bisogno di abiure clamorose, come quelle della rinuncia a convocare un referendum consultivo sull’Euro e alla contrapposizione frontale con l’Ue, che oggi passa più correttamente (imitando Renzi e Macron) per un confronto più muscolare, ma molto istituzionale, per la revisione dei Trattati. Come stanno rispondendo i colossi del centrodestra e del centrosinistra? Cercando, innanzitutto, un mastice che possa tenere assieme, in un cartello elettorale di pura tregua tattica, i vari frammenti e anime in cui sinistra e destra si trovano oggi a guardarsi in cagnesco al loro interno. Con quale scenario del dopo-elezioni, visto che tutti propendono per lo stallo in assenza di maggioranze stabili per formare un governo? Guardo, per i precedenti, al modello Pd-Marino: Renzi, all’epoca, fece cadere il cerusico consentendo ai 5 Stelle di prendere Roma, per poi lasciare che si bruciassero (come in effetti sta accadendo) nell’impossibile gestione e risanamento della Capitale. E se fosse così anche per Palazzo Chigi? Date il timone del governo ai grillini e tra due anni avranno sbagliato tutto il possibile, lasciando spazio a Mario Draghi, come ho già predetto.