La Legge Tremaglia colpisce ancora

In tutto questo caos ci mancavano gli italiani all’estero e la Legge Tremaglia a complicare le cose.

Adesso – se la Consulta dovesse accogliere le obiezioni del giudice Silvia Barison della terza sezione civile del Tribunale di Venezia, sollevate con istanza di remissione degli atti per sospetta incostituzionalità della norma in questione – rischierebbero di saltare le elezioni del 4 marzo, che già nulla di buono promettono all’orizzonte. Il problema è il voto per posta che non garantirebbe la segretezza. Una vexata quaestio che in ormai più di tre lustri di “funzionamento” di questa legge tanto voluta dal compianto senatore Mirko Tremaglia (con un serie infinta di eterogenesi dei fini quasi sempre ai danni del centrodestra) non sono riusciti mai ad ovviare. Il problema è che “nel voto per posta dei cittadini italiani all’estero”. E questo perché “non assicura la segretezza, la personalità e la libertà del voto, nella fase della sua manifestazione, la quale non avviene in luogo presidiato”.

Pertanto “non vi può essere una garanzia assoluta che l'elettore sia da solo e che dunque il voto sia realmente ‘personale’ e ‘libero’”. E ciò anche in un secondo momento, “con la sua ‘comunicazione’ alle sedi consolari, specie ove la segretezza della corrispondenza non sia adeguatamente garantita dal servizio postale locale”.

Il 21 febbraio la Corte costituzionale dovrà pronunciarsi su questa istanza che sospetta la incostituzionalità degli articoli 1, 2, 4 bis, 12 e 14 della Legge Tremaglia (cioè la 459 del 27/12/2001) sotto accusa per presunta violazione degli articoli 1 e 48 della Costituzione. È chiaro che se i giudici costituzionali dovessero accogliere l’eccezione della giudice Barison (che ha accolto le istanze di Pier Michele Cellini, in quanto cittadino iscritto nei collegi elettorali degli italiani residenti all’estero e iscritti all’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero – Aire) le lezioni salterebbero e l’Italia aggiungerebbe caos a caos. Ma tanto ci siamo abituati.