Il Rispetto: per molti ma non per Claretta
Il Rispetto. Questo sconosciuto. Organizzano conferenze, mostre, giornate dedicate per le più svariate categorie ma non insegnano il rispetto. Questo è alla base di ogni rapporto, verso i vivi come verso i morti. Verso gli omosessuali, gli obesi, le donne incinta, chi crede in Dio.

Ho visto gente ignorante apostrofare un gay con male parole, come ho visto omosessuali non far passare avanti una donna incinta. Persone che bestemmiano, ragazzi che insultano suore, cittadini che maltrattano gli animali.

E ho visto anche un comico, così si fa chiamare, insultare una donna, che non c’è più. Claretta Petacci è morta dopo violenze e sevizie, e il suo corpo ha continuato a subirne anche dopo la morte. Secondo molti è voluta morire così, a fianco del Duce, l’uomo che amava. Eppure c’è chi è arrivato ad accostarla ad un maiale.

Ma media e intellettuali per nulla si sono degnati di prendere una posizione che rendesse giustizia, pietà, vicinanza a una donna che non c’è più e che, lei sì, non può più difendersi.

E’ così che lo scopo educativo che dovrebbe caratterizzare un’istituzione non può continuare ad essere quello di target ben delineati, di categorie che piacciono ai salotti del momento, di mode montate mediaticamente ad arte.

Le donne subiscono violenze, gli omosessuali non vanno discriminati, gli animali vanno difesi. Poi, però, ideologizzati, bombardati da queste campagne ci dimentichiamo che esiste un’arma, che è valida per tutto, che non dimentica nessuno e che si chiama Rispetto. Non può andar bene una società che dimentica di rispettare chi non c’è più. Una società che ti esilia se definisci un migrante immigrato clandestino ma che invece non riconosce il valore degli anziani e la dolcezza da rivolgere a una donna incinta. Non può andar bene una società che chiede il rispetto per le donne, ma che di fatto ogni giorno ci propina modelli che mettono all’angolo quelle che hanno qualche chilo di troppo.

E’ un discorso culturale è vero, ma dentro c’è anche molto di politico. Queste campagne sono studiate ad arte, talvolta anche con risultati entusiasmanti, ma che troppo spesso fanno emergere delle contraddizioni insormontabili. Si fanno campagne contro il fascismo, contro la mafia, contro il bullismo ma poi ci si dimentica il rispetto verso ciò che ci appartiene tutti i giorni: i nostri nonni, le nostre madri, i nostri defunti.

In Campidoglio negli scorsi giorni è stato promosso un convegno dall’Unione degli agnostici e degli atei italiani con il supporto di una consigliera di sinistra: chiedevano tra le altre cose la libertà di poter bestemmiare, come se non bastasse ciò cui assistono i cristiani della società occidentale in termini di mancato rispetto e blasfemia, nel nome della libertà di espressione.

Il rispetto, è questo che manca. La Politica dovrà promuovere campagne tese al rispetto delle persone, qualsiasi cosa esse rappresentino o siano, senza categorizzare o ideologizzare, e nel nome del rispetto, ben più importante di un falso diritto alla satira, uno come Gene Gnocchi potrà stare tranquillamente a casa. Considerato, tra le altre cose, che da anni non fa più ridere nessuno.

(*) Consigliere regionale del Lazio e membro dellassemblea nazionale di Fratelli d'Italia