Parisi-Pirozzi: no ai personalismi

Nella politica, in questi anni di Seconda Repubblica è prevalso sempre l’aspetto individuale a discapito di quello collettivo. Scissioni di atomi, partiti personali, personaggi senza arte né parte che si spacciavano per grandi elettori, o si inventano movimenti nazionali nei fatti simili al circolo della bocciofila. Il degrado del costume politico assume il massimo livello con l’arrivo del Movimento 5 Stelle.

Bisogna riconoscere a Silvio Berlusconi che in questa Seconda Repubblica è stato l’unico che ha saputo creare e costruire sia una coalizione che un partito in condizioni difficili. Molti pensano erroneamente che l’attuale degrado della politica sia colpa del berlusconismo, non considerando che il Cavaliere è sceso in campo contro l’antipolitica e il giustizialismo imperante, operato nel nostro Paese dalla gioiosa macchina da guerra di Achille Occhetto e dal combinato disposto media e procure, di cui oggi i pentastellati sono i legittimi eredi di questo degrado.

Certamente anche il centrodestra ha avuto in questi anni molti problemi: eletti che trasmigrano, scissioni e tradimenti, dovuti a un sistema elettorale che unisce per vincere ma non garantisce salde capacità di governo anche per una forte componente di personalismi, ma Forza Italia, Lega e Fdi rimangono il baricentro di una politica possibile per il futuro del Paese. L’intervento di Berlusconi nel chiedere a Stefano Parisi, leader di Energie per l’Italia di retrocedere dal presentare le liste alla Camera e Senato per non disperdere il voto nell’uninominale, è dovuto alla sua lungimiranza nel far vincere la coalizione.

Nonostante i forti ostruzionismi operati dai colonnelli di Forza Italia nei confronti del movimento di Stefano Parisi, Berlusconi come sempre dimostra genialità e visione. Altrettanta generosità alla causa c’è stata da parte di Parisi nell’accettare una proposta tutta in salita di candidarsi a presidente della Regione Lazio. Una regione, il Lazio, amministrata male dal Pd di Nicola Zingaretti e con il rischio che possano affermarsi i 5 Stelle, preso atto che ormai il Pd è elettoralmente in caduta libera. Consapevole delle difficoltà, il centrodestra e per lui Parisi dovranno chiedere al sindaco di Amatrice, il combattivo Sergio Pirozzi, di non dividere le forze per contrastare la vittoria dell’orda barbarica dei grillini. Certamente Pirozzi ha le sue ragioni nell’aver voluto rivendicare la sua candidatura a governatore del Lazio, ma le cose per un insieme di motivi non sono andate come sperava, e in politica riconoscere la realtà è la condizione primaria per poterla cambiare.

Il ticket Parisi-Pirozzi  dimostrerebbe al Paese e agli elettori che la politica non è un personalismo ma un gioco di squadra dove non si annullano le individualità ma che esse cooperano per il bene di un popolo che ha bisogno di una squadra di governo che risolava i loro problemi. Sia Parisi che Pirozzi rappresentano una novità e un rinnovamento del centrodestra e non devono sprecare questa loro felice condizione per atteggiamenti impolitici. Il loro popolo attende da loro buon governo e competenza, Parisi si è caricato questo fardello sarebbe utile che anche Pirozzi  colga questa occasione che sarebbe un bel gesto di altruismo per essere anche lui un leader di tutto il centrodestra.