Bonino: +Europa, +Imu

Ci risiamo. Anche in questa campagna elettorale non poteva che ritornare a galla la famigerata imposta sugli immobili, più comunemente chiamata tassa sulla casa.

La vecchia Ici abolita nel 2008 dal Governo Berlusconi su tutte le prime case di proprietà, reintrodotta dal governo Monti quattro anni più tardi e poi successivamente eliminata dal governo a guida Renzi nel 2015. Cancellata da quella sinistra che aveva ferocemente combattuto anni prima la proposta di Silvio Berlusconi. Ma si sa, solo i cretini non cambiano idea.

Questa volta però a voler rimettere mano sul mattone degli italiani è Emma Bonino, leader di +Europa che nell’intervista rilasciata a “Il Sole 24 Ore” dello scorso giovedì ha detto chiaramente: “La crociata contro le tasse sulla casa è demagogia pura, meglio alleggerire e semplificare il carico fiscale sul proprio lavoro piuttosto che quello sulla propria casa.”

Insomma, tra i punti principali del programma della lista guidata dall’esponente storica dei radicali c’è proprio la reintroduzione dell’Imu sulla prima casa degli italiani. Un’imposta che per molti è sbagliata nel principio. Come se il cittadino non fosse già abbastanza tassato al momento della costruzione della propria abitazione. Un bene spesso frutto dei sacrifici di un padre di famiglia.

Ma ciò che sarebbe da chiedersi è: la Bonino sa di essere alleata con il Partito Democratico di Matteo Renzi? O meglio: Renzi è consapevole di avere come compagna alle elezioni del 4 marzo una lista che vorrebbe reintrodurre una tassa di cui lo stesso segretario del Pd si vanta di aver abolito? Incomprensioni che dovrebbero essere chiarite, soprattutto per rispetto degli elettori. È pur vero che risulta difficile pretendere che i partiti facenti parte di una qualsiasi coalizione, centrosinistra o centrodestra, possano avere convergenza di programma su tutto.

Anche se, una Bonino così, l’avremmo vista sicuramente più a suo agio in un’intesa politica con “Liberi e Uguali” di Pietro Grasso, sostenitore da sempre della patrimoniale.

In fondo la presenza della lista +Europa sulla scheda elettorale è solo grazie al “cattolicissimo” Bruno Tabacci, che ha risparmiato la raccolta delle firme (tanto cara ai radicali) prevista per presentare il nuovo simbolo. Abbiamo accettato questo, possiamo accettare ben altro.