In fondo a destra: da ex finiani a volgari calunniatori

Più volte ci siamo occupati delle colpe politiche di Gianfranco Fini, convinti come siamo che costui sia disonesto intellettualmente quando afferma che l’errore capitale di Alleanza Nazionale fu quello di aderire al Pdl. La grande colpa della destra fu invece quella di non aver saputo fare la destra all’interno del Popolo delle Libertà non caratterizzando con il proprio sistema valoriale neppure l’azione del Governo Berlusconi nonostante la folta delegazione (la quale non toccò mai palla).

L’intuizione di un grosso contenitore di centrodestra, che in realtà appartiene al compianto Pinuccio Tatarella, fu invece una operazione epocale sprecata miseramente anzitutto per la pochezza di coloro i quali in quel partito avrebbero dovuto rappresentare le istanze nazional conservatrici e in seconda istanza per le ambizioni personali di Gianfranco Fini. Quest’ultimo ebbe l’infelice idea di tentare dapprima la scalata al partito emancipandosi dal suo popolo (forse ritenendo gli ex missini un putrido fardello non alla sua altezza) e poi accettando le lusinghe di una sinistra che lo manovrò abilmente con l’intento di distruggere tutto onde poi abbandonarlo al proprio destino così come nella migliore delle tradizioni riservate ai doppiogiochisti senza ideali, senza onore e senza senso di appartenenza.

Quando poi nel Pdl arrivò la resa dei conti, Gianfranco Fini accusò gli ex An di essersi fatti comprare da Berlusconi dimenticando invece che anzitutto fu proprio lui ad ordinare il “rompete le righe” e poi che forse la sua colpa - essersi fatto comprare da Napolitano - era sicuramente ben più grave di quella attribuita ad altri. Ma, quando ritenevamo che il più fosse fatto, quando ritenevamo cioè che i danni di Gianfranco Fini fossero circoscrivibili e calcolabili, ecco piombare un badile di melma sulla destra italiana: rinvio a giudizio per riciclaggio in merito alla vicenda che lo lega al “re delle slot machine” Francesco Corallo e alla compravendita della famosa casa di Montecarlo, ereditata dal Movimento Sociale Italiano e acquistata a “prezzo di favore” dalla sua compagna e dal cognato, Elisabetta e Giancarlo Tulliani, protetti da un paio di società offshore. Ovviamente con i soldi di Corallo guadagnati illecitamente secondo l’impianto accusatorio.

Non ci interessa tanto aggiungere altro a quella che Vittorio Feltri ha già definito una grandissima figura di merda. Ciò che ci interessa è il comportamento di tutto il direttivo dell’ex Fronte della Gioventù illo tempore guidato da Fini che adesso gioca a fare il tiro al coglione (così si è autodefinito l’ex Presidente della Camera) con una perfidia fuori dal comune e con dichiarazioni al vetriolo. Costoro sono stati per almeno quarant’anni dei portaborse provetti tanto che qualcuno narra che gli portassero finanche il cestino della merenda già ai tempi dell’asilo. Adesso vogliono farci credere che in un mondo così ristretto come quello della ex destra nazionale loro non sapessero nulla della deriva finiana e dei guai verso cui il profumo di gnagna – roba che tipicamente riduce alla follia gli uomini della sua età – lo stava conducendo.

Come se non bastasse, l’atteggiamento pusillanime di chi prende le distanze dal capo finito nell’occhio del ciclone, adesso questi giganti vorrebbero farci credere anche che le colpe politiche siano esclusivamente attribuibili a Fini. E invece no, il fatto di aver distrutto la reputazione della destra, di aver abbandonato le sue battaglie e di aver sabotato la coalizione di centrodestra non è un “merito” esclusivo dell’ex presidente di Alleanza nazionale.

La prova? Cos’hanno fatto costoro per contrastare Fini quando era in auge? Nulla. Quali iniziative hanno posto in essere i cosiddetti colonnelli per riparare ex post ai guasti finiani? Nulla, anzi ci risulta che – ad esempio – a Roma e alla Regione Lazio sono anni che si gioca a sfasciare (e a perdere). Cosa hanno fatto questi statisti per l’unità della coalizione o, quantomeno, per ridare una credibilità alla destra? Qualcuno si è fatto un partitino lucrando su un simbolo rodato, altri si sono accucciati sotto lo zerbino di Berlusconi ed altri si sono riciclati con Salvini. Il dubbio sorge spontaneo: Fini aveva tutti i torti a considerarli delle mezze calzette?