Gli onesti impostori

Si può essere degli onesti impostori? Non ci sono dubbi. Nella antipolitica italiana del secondo millennio questo è possibile. Come sono possibili tanti altri paradossi esistenziali. Anzi, la categoria dello spirito su menzionata non è neanche classificabile tra gli ossimori. È ormai prassi. L’onestà, invece, viene di solito sbandierata e imbrigliata in esempi di pura inutilità. Ad esempio, io parlamentare mi taglio di metà dello stipendio e sostengo che agisco così per fare risparmiare lo Stato. E magari costituisco presso il ministero delle Finanze anche un fondo di garanzia e finanziamento per un qualche soggetto degno di aiuto.

Un moto dell’animo nobilissimo ma pressoché insignificante: dopo cinque anni i soldi messi da parte – anche da tutto il mio cospicuo gruppo parlamentare messo assieme – è pari a una cifra con cui né risano il bilancio dello Stato né contribuisco significativamente ad aiutare i soggetti che dico di voler aiutare. In compenso – da buon impostore – faccio la mia buona azione un po’ pelosa. Ho aiutato la vecchina ad attraversare la strada e tanto basta. Così riesco ad emettere tanto di quel fumo che la cosiddetta pubblica opinione si sentirà autorizzata a credere che ci sia anche l’arrosto.

E magari viene a qualcuno persino l’acquolina in bocca. In seguito potrò usare questa imposizione verso tutti quelli del gruppo parlamentare che presiedo o coordino come bandierina elettorale. Nonché come mezzo per controllarli e per dividerli tra buoni e cattivi. Il diavolo poi fa le pentole ma non i coperchi: come pure avrei potuto prevedere, qualcuno dei miei si astiene dalla lotta - ossia rifiuta sottobanco di ridursi lo stipendio per la maggior gloria politica del partito o del sindacato o del movimento - e adesso l’opinione pubblica ha cambiato verso. Proprio a me chiede conto. Qualcuno infatti lo viene a sapere e lo spiffera e così tutto lo sforzo demagogico che doveva essere utile per promuovere l’attività politica viene compromesso. E persino nella mia setta politica a quel punto qualcuno comincia a vacillare.

Che succede allora? What’s next (come si dice negli sceneggiati televisivi)? Semplice, si attivano le  autodifese da parte dell’onesto impostore. Ora che l’impostura è stata scoperta, con 24 milioni di euro al massimo si restaurano una decina di abbazie - se si vedono le voci dell’8 per mille alla Chiesa – o qualche sperduto museo periferico – se invece si confrontano i dati dell’8 per mille allo Stato – comunque appare subito chiaro che chi si è tagliato a metà lo stipendio per una intera legislatura poteva risparmiarsi lo sforzo. Mentre coloro che hanno barato adesso si stanno coprendo di ridicolo. Ho solo questa misera via di uscita da usare con prudenza persino nelle reti televisive amiche. E consiste nel dire: “Almeno il nostro partito, movimento, sindacato, quei soldi li ha restituiti; voi invece vi fate persino finanziare da quelli di Mafia Capitale”.

Funzionerà ancora a lungo questa esclamazione idiota? Di certo, una volta pronunziate le fatidiche parole, il cerchio dell’onestà intellettuale si chiude per sempre. Meno male, in ogni caso, che esistono tanti bravi  cittadini come me: onesti e impostori.