Raggi di neve

Il sale è sparso sulle nostre ferite politiche. Non sulle strade di Roma, dove ovviamente non si vede neanche un mezzo di quelli che dovrebbero spalare le strade. La Capitale sommersa dalla neve annunciata da più di una settimana si è trovata di nuovo impreparata a fronteggiare l’evento anche grazie a una giunta comunale pressoché inerte – o inesistente – nel prendere decisioni. Che non siano quelle di dire ai cittadini: “Restate in casa”.

In tutto questo caos il sindaco Virginia Raggi si fa fotografare nel sole di Città del Messico mentre si reca in bicicletta a una riunione sul clima, sul riscaldamento globale per la precisione. A questo punto chi non ne può più della retorica grillina della decrescita (in)felice si chiede una cosa sola: sarà la neve a Roma a liberarci di questa amministrazione comunale incapace, e di incompetenti, che ha fatto in un anno e mezzo già più danni di tutte quelle precedenti messe assieme?

Inizierà con la neve il declino della retorica Raggi come iniziò a suo tempo per quella di Gianni Alemanno? O almeno tutto quel che accade sotto gli occhi di tutti – gente che cammina in mezzo alle strade con scarponi da sci, con autobus e taxi che si impantanano e ragazzi che si tirano palle di neve – servirà da monito per tutti coloro che sulla pelle nostra vorrebbero sperimentare la maniera di governare a Cinque Stelle pure su scala nazionale? Se la risposta fosse positiva, allora nevichi pure a Roma! Nevichi anzi per 40 giorni e 40 notti, novello diluvio universale di fiocchi bianchi, e si costruisca un’arca di Noè su cui salvare animali e umani a coppie di due, ma senza imbarcare neppure un esemplare dei profeti dell’antipolitica.